Agricoltura, pochi soldi non solo ai migranti

agricolturaIn tanti hanno scoperto che i migranti guadagnano tre ore all’ora per il lavoro nei campi. Ma non hanno mai saputo, evidentemente, che in questo non c’è alcuna differenza tra lavoratori. Perché la stessa cifra la guadagnano anche gli autoctoni. Quando a 16 anni lavoravo in campagna per guadagnarmi il denaro necessario per pagarmi gli studi mi davano 5.000 lire l’ora. Ovviamente al nero e senza garanzie. Tutti, però, si fermano al superficiale tenendo i riflettori accesi solo su quei tre euro. E nessuno che si chieda come mai si pagano così miseramente i braccianti agricoli. Nessuno che si sia mai chiesto quanto guadagnano realmente gli imprenditori agricoli. Nessuno che si sia mai chiesto come mai siano pochi coloro che vanno in campagna piuttosto che all’Università o in ufficio. Sarà perché investire in agricoltura non è più remunerativo? Sarà perché si è giunti a questo punto a causa delle scellerate politiche agricole dei nostri governi e dell’Ue? Sarà perché fanno giungere beni prodotti in Paesi in cui il costo è un decimo mettendo fuori mercato i prodotti autoctoni nonostante siano migliori e più garantiti? E se un imprenditore agricolo vuole continuare a vivere del proprio lavoro non gli resta che abbattere i costi della manodopera, che sia bianca, nera o gialla, che parli italiano, romeno o africano. Da un paio d’anni gestisco un uliveto nel mio Salento. I costi (diserbanti, carburante, giornate di lavoro personale, concimi, trattore, frantoio) che ho sostenuto finora lo rendono economicamente sconveniente. Spenderei meno se comprassi l’olio da altri piuttosto che produrmelo da solo. Ma, suppongo, che i benpensanti e i loro amici tutto questo non lo sappiano.

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