Basta con la fallimentare politica immigratoria

immigrati I germi della errata politica sull’immigrazione hanno nuovamente fatto capolino nell’ultimo episodio della lunga e stancante saga avvenuto a Roma. Ancora una volta l’Italia si mostra la terra della cuccagna per chiunque decide di lasciare il suo paese alla ricerca di una presunta migliore condizione di vita spesso solo facciata di un’esistenza volutamente vissuta nel segno dell’espediente e del parassitismo. Il comune di Roma ha offerto 500 euro (si tratta ovviamente di soldi pubblici presi se non rapinati ai contribuenti) a nucleo familiare se i rom accampati da venerdì nella Basilica di San Paolo accetteranno il rimpatrio assistito. A questa cifra si aggiungeranno anche altri 500 euro offerti dal Vicariato di Roma che sta partecipando alla trattativa. È la proposta presentata dal delegato alla sicurezza del sindaco Giorgio Ciardi sabato mattina ai 150 nomadi che hanno trascorso la notte accanto al chiostro della Basilica, in due stanzoni, adibiti a magazzini. Per chi tra i rom deciderà di rimanere nel territorio italiano, il Campidoglio darà assistenza per donne e bambini nel centro Cara di Castelnuovo di Porto e per gli uomini nei centri sociali dell’amministrazione aperti dalle 20 alle 7. Finora 16 hanno accettato. «I 500 euro dati dal Comune sono un contributo per un rimpatrio assistito, la nostra è un’offerta umanitaria, e l’accoglienza nel centro del Cara vale solo per donne e bambini e anziani: non possiamo dare assistenza ad interi nuclei famigliari, perché sennò chiunque viene a Roma pensa di avere diritto ad un alloggio indiscriminatamente e Roma questo non se lo può permettere» ha detto il sindaco di Roma, Gianni Alemanno, che ha aggiunto: «Non possiamo cedere ad una logica ricattatoria, non è possibile dare una casa a tutti quelli che arrivano nella Capitale, non è possibile, la situazione diventerebbe insostenibile». E ha poi spiegato che «queste famiglie nel loro Paese una casa ce l’hanno, la lasciano per venire qui e mettere da parte qualche soldo». Con tanti italiani che muoiono di fame, spesso costretti a cercare nei bidoni dell’immondizia per trovare qualcosa da mangiare; con tante famiglie alle prese con la crisi e spesso impossibilitate ad andare avanti; con tanta gente che sta perdendo casa e dignità dopo aver pagato tasse per anni i nostri politici continuano a gettare denaro pubblico a favore di chi alle finanze pubbliche non ha mai dato alcun contributo. Così proprio non va bene. In tanti si chiedono come mai gli immigrati arrivino sempre e solo in Italia. Mi pare che la risposta sia sotto gli occhi di tutti. Normale se trovano modi per avere sempre qualcosa. Perché anche quel qualcosa è molto se letto nella logica dell’espediente e del parassita. Ha ragione la Francia (ma lo fanno molti altri paesi europei), a mio avviso, a respingere chiunque non abbia prospettive di una vita dignitosa. Perché in qualche modo tutti devono far fronte ai propri bisogni quantomeno primari. E se non hanno in qualche modo si devono procurare i mezzi per farlo. Nella migliore delle ipotesi occupano edifici pubblici come a Roma pretendendo soldi per andare via. Nella peggiore delinquono creando danni peggiori al prossimo. Mi chiedo perché con loro ci sia pietismo e con un italiano che occupa il comune ci siano solo denunce e sgomberi forzati. Quando non anche calci nel sedere. Sogno un’Italia normale dove entra solo chi ha la possibilità di vivere un’esistenza onesta pagando le tasse come tutti. Torna a casa senza pietà chi non ce l’ha. Esattamente come succede in qualunque altro paese del mondo. Come succede in Usa. Come accade in Svizzera. Come si fa nei paesi del nord Europa. La politica del pietismo non ha mai funzionato. È sotto gli occhi di tutti il suo fallimento. Gli immigrati clandestini che non hanno neppure idea di come vivere devono tornare a casa loro. E magari poi i cosiddetti paesi ricchi (se ancora esistono) possono avviare politiche che insegnino a questa gente a creare sviluppo nel loro paese. Perché di certo la soluzione non sta nell’abbandonare la propria terra per invadere quella di un altro diventata più “bella” e invitante solo con duro lavoro e tanti sacrifici.

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