Briatore, Salento e ‘patucchiusi mpinnati’

shining briatore salentoIn realtà il silenzio sarebbe l’arma migliore per non dare importanza a chi vale solo quel poco tempo che trova, ma di fronte alle esternazioni di Flavio Briatore certe volte viene difficile. In casi patologici come questo il tempo è l’antidoto migliore. Basta lasciar parlare questi personaggi perché più dicono e più si capisce che valgono meno di quel che fanno supporre. Semmai dispiace che certe trasmissioni e certi personaggi, presuntamente preparati e con qualche neurone sano e vivo, diano spazio a questi soggetti senza neppure l’ombra di un contraddittorio. Il signore di Verzuolo pensa che basti avere soldi per essere e che per questo tutto sia dovuto, anche denigrare. Pertanto dopo i sardi è arrivato il turno dei salentini dove nel frattempo il piemontese è arrivato (magari sognando un nuovo sbarco dei mille con annesso saccheggio) per costruire il suo resort di lusso. La Procura sta indagando su eventuali abusi edilizi e il cuneese ha spiegato, udite udite, che lui non sta costruendo sul demanio bensì su un suolo privato come se ciò fosse una conditio sine qua non per fare ciò che pare. Poi ha aggiunto che nel Salento non si trova personale qualificato, che non c’è gente che sappia parlare inglese e non è escluso che, prima o poi, faccia intendere che si trovino bipedi con l’osso al naso. Il vero problema del signor Briatore, a mio avviso, è l’essere vittima di quella terribile malattia che in dialetto salentino viene indicata come la ‘sindrome tu patucchiusu mpinnatu’. Quando un poveraccio diventa ricco e per giunta non viene accompagnato da neuroni funzionanti il disastro è inevitabile come insegna la parabola del ricco epulone. Anche stavolta, c’è da crederlo, Kronos darà le giuste proporzioni e le improcrastinabili lezioni di vita.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *