Crollo banche, messaggio mafioso dell’Ue?

bandiera ue crollo bancheGli italiani brava gente che non disturbano il manovratore vanno bene, gli italiani che alzano la voce e chiedono rispetto no. C’è questo, a mio avviso, dietro lo scontro tra l’Europa e l’Italia. Matteo Renzi, a mio parere, fa bene a resistere e ad imporsi; non essendo stupido l’augurio è che sappia che la guerra in atto può lasciare molti morti sul terreno. Allo stato, però, pare l’unica strada percorribile. Prima le schermaglie, poi l’estromissione di un rappresentante dell’Italia dal gabinetto della Commissione Juncker. Ora il bagno di sangue del sistema bancario della scorsa settimana. Il segnale è chiaro e l’obiettivo pure: l’Italia deve stare al proprio posto, fanalino di coda dell’Ue. Non deve alzare la testa e non può chiedere ciò che le spetta, facendo come tutti gli altri Paesi membri. Il nostro Paese non può pretendere di entrare a pieno titolo nella stanza dei bottoni di Bruxelles. Meglio, lo può fare se invitata e se si fa manovrare dai burattinai. Sul crollo delle banche la vigilanza della Bce è stata in silenzio per 36 ore mettendo in ginocchio il sistema bancario italiano per poi, a danno fatto, appalesarsi per dire che c’è stato un qui pro quo. Lunedì, a mercati chiusi, la Consob ha chiesto a sei banche italiane di rendere pubblica la lettera che riguardava le modalità di gestione dei crediti deteriorati ricevuta dalla vigilanza Bce. Martedì e mercoledì si è scatenata la tempesta con fortissimi i ribassi in borsa. Solo a fine mattanza la Bce ha chiarito che si era trattato solo di un questionario di routine. Per il ministro dell’Economia, Pier Carlo Padoan, sul crollo delle banche italiane «ha pesato una gestione della comunicazione poco accorta da parte della vigilanza Bce». La domanda è se si sia trattato di una leggerezza, che a quei livelli non ci si può permettere altrimenti è d’obbligo che saltino delle teste, o di un messaggio mafioso.

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