Davigo ogni tanto faccia autocritica

Davigo ogni tanto faccia autocriticaDavigo ogni tanto faccia autocritica. La casta solitamente non fa autocritica. E’ convinta di essere nel giusto, anzi di essere il giusto.

La casta non vede i privilegi in cui sguazza. Non vede la trave nel proprio occhio, ma è pronta a puntare il dito contro la pagliuzza nell’occhio dell’altro.

E’ consapevole del potere di cui gode e lo usa esclusivamente per preservare se stessa. Pertanto non c’è da meravigliarsi se il presidente dell’Anm, Piercamillo Davigo, vede il marcio solo nella politica. Se finge di nulla sapere del peggio che succede tra le sue file.

Perché è vero che “i politici perbene non dovrebbero stare seduti vicino ai corrotti”. Ma è altrettanto vero che i magistrati perbene dovrebbero isolare i tanti magistrati che perbene non sono. I tanti appartenenti alla casta che non fanno il loro lavoro.

Coloro cioè che aspettano solo di incassare lo stipendio alla fine del mese. Che sono entrati in magistratura non per servizio bensì per tornaconto personale. Dovrebbero stigmatizzare i comportamenti di quei loro colleghi che non conoscono neppure i contorni del concetto di giustizia. Gente che con i suoi iniqui comportamenti fomenta e fa dilagare il malaffare.

Perché se non puniscono chi delinque, se non mettono un freno a chi dileggia e vessa gli altri la piaga non verrà mai estirpata. Se non danno giustizia alle vittime anche loro, prima o poi, reagiranno (male) perché esasperate. Stanche di vedere che chi delinque viene tutelato e chi subisce viene doppiamente punito.

Il metro che Davigo usa per mettere alla berlina gli altri andrebbe usato pari pari per i suoi colleghi spesso indifendibili. “A qualche politico – ha continuato Davigo – ho chiesto se si rendeva conto che se continuava a sedersi vicino a un corrotto, i cittadini fossero autorizzati a pensare che siete uguali. Sarebbe meglio dire ‘finché c’è lui, io qui non mi siedo’. E forse allora anche chi commette reati tornerebbe a vergognarsene”.

Così come dovrebbero vergognarsi i suoi colleghi che non sono baluardo di legalità, ma virus di illegalità.

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