Femminicidi, la famiglia contro la violenza

violenza-donneUna volta un bravo tanatologo mi spiegò che a furia di parlare di un certo argomento si rischia l’emulazione. E, debbo ammettere, che in 25 anni di cronaca questa teoria si è sempre materializzata. E in effetti mi viene il dubbio che qualche grave episodio sia successo proprio perché qualche labile mente ne ha sentito parlare e ha messo in pratica l’azione delittuosa. Detto ciò, il problema dei femminicidi è una piaga che va arginata così come va arginata qualsiasi forma di violenza. Non credo che sia una legge che possa aiutare a risolvere il problema così come cronaca e storia hanno ampiamente dimostrato. Un divieto di avvicinamento non avrà mai successo se non ci sarà un rappresentante delle forze dell’ordine a vegliare affinché quel provvedimento venga rispettato. Così come non sarà l’ergastolo o la pena di morte a fermare la mano di una mente malata che ha progettato di eliminare colei che a suo modo di vedere è causa dei propri mali. Ogni rivoluzione è frutto di un processo, più o meno lento, di maturazione e crescita culturale. Un processo che comincia proprio tra le mura domestiche. È la famiglia, prima di chiunque altro, che dovrebbe spiegare ai propri figli che le figlie degli altri vanno rispettate, che il loro no non è diverso dagli altri, che al loro rifiuto non si risponde con la violenza di qualsiasi genere essa sia. È il papà ma anche la mamma, che è pure donna, che dovrebbero spiegare al figlio maschio il valore della civile convivenza e della parità. Detto ciò, concludo con la mia personale dichiarazione d’amore nei confronti dell’altra metà del cielo, la più complessa, la più intrigante e la più intelligente creatura con la quale il buon Dio ci permette di confrontarci.

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