Fine vita, Papa innovatore ma chiesa antica

piergiorgio welby il fine vita e l'accanimetno terapeutico e papa francescoMolto probabilmente qualche alto prelato sarà saltato sulla sedia dorata quando ha letto le parole del Papa. Oppure non gli avrà fatto né freddo né caldo perché certe cose, a certi livelli, evidentemente si dicono più per convenzione e convenienza che non perché ci si creda per davvero. Chissà se con Jorge Mario Bergoglio la storia recente italica avrebbe seguito un altro percorso non fosse altro nell’evitare inutile spargimento di veleno. E chissà se avremmo risparmiato ad Eluana Englaro le inutili cure che avevano solo il fine di protrarre l’immenso dolore di chi davvero le è stato accanto come papà Peppino e i suoi familiari. E chissà che non avrebbero celebrato un funerale degno a Piergiorgio Welby anziché rifiutargli persino il rispetto e la dignità davanti alla morte. Bisogna dare atto a questo Papa che almeno non gli manca il coraggio di dire certe cose. Se poi i suoi generali, caporali e pedoni le metteranno in pratica è un altro discorso che attiene, questo sì, alla gloria divina del Nostro Signore e al suo misterioso disegno. Anche perché, a dire il vero, la chiesa non ci ha mai spiegato perché accettò senza battere ciglio la richiesta del cardinal Martini di non sottoporlo ad accanimento terapeutico nel 2012 e per gli altri scatenò le proprie truppe cammellate. “Non attivare mezzi sproporzionati o sospenderne l’uso, equivale a evitare l’accanimento terapeutico, cioè compiere un’azione che ha un significato etico completamente diverso dall’eutanasia, che rimane sempre illecita, in quanto si propone di interrompere la vita, procurando la morte”. Così ha scritto il Papa in un messaggio inviato al Meeting Regionale Europeo della World Medical Association sulle questioni del cosiddetto “fine-vita”, organizzato nell’Aula Vecchia del Sinodo in Vaticano il 16 e 17 novembre 2017. Ma soprattutto ha aggiunto: “Oggi è anche possibile protrarre la vita in condizioni che in passato non si potevano neanche immaginare. Gli interventi sul corpo umano diventano sempre più efficaci, ma non sempre sono risolutivi: possono sostenere funzioni biologiche divenute insufficienti, o addirittura sostituirle, ma questo non equivale a promuovere la salute. Occorre quindi un supplemento di saggezza, perché oggi è più insidiosa la tentazione di insistere con trattamenti che producono potenti effetti sul corpo, ma talora non giovano al bene integrale della persona”.

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