Forlì, Saviano tra pecunia e filosofia

Dunque, il signor Saviano, il paladino della legalità, il guru del pensiero libero e democratico, il dispensatore di sapere, il profeta del rispetto e del confronto si è rivelato un adoratore della pecunia come tutti. Non è quindi il bohémien, colui che vive solo di filosofia, di principi, di valori, di prediche, di regole sul come si vive e si opera e che al denaro neppure ci pensa. Raccontano le cronache che all’invito a dare una lezione (?) di vita ai ragazzi delle quarte e quinte del liceo classico Morgagni di Forlì sia stato affiancato l’obbligo per tutti gli studenti di acquistare il suo ultimo libro così come si legge in una circolare del dirigente del liceo, Marco Molinelli: “Si comunica che lo scrittore sarà a Forlì il 15 marzo 2017. L’iniziativa rappresenta un’importante occasione per incontrare uno degli scrittori più famosi al momento e per leggere il suo ultimo romanzo. L’adesione all’iniziativa deve riguardare l’intera classe con l’acquisto da parte degli studenti del romanzo al costo di 16 euro”. Ora non è dato di sapere quanto ci abbia messo di suo il dirigente e quanto il giornalista. Se sia stato più realista del re il preside o se la sua solerzia sia stata ‘caldeggiata’ dai collaboratori del guru campano. Dopo le polemiche Molinelli ha parlato di necessità di leggere un libro per potersi confrontare con l’autore. Fermo restando che leggere è solo una cosa buona e giusta, non va bene obbligare qualcuno. E comunque, visto il presunto alto valore educativo dell’iniziativa, si sarebbe potuto optare per l’acquisto di una sola copia per classe con letture, confronti e discussioni collettive e condivise. Di suo, dopo aver annullato l’evento, Saviano ha cercato di addossare le colpe di questa ‘distonia nella comunicazione’ ai soliti giornalisti invidiosi, beceri e destrorsi attaccando in particolare i colleghi del Giornale: “Ora in rete circola la bufala sull’acquisto obbligatorio di copie del mio libro. Non esiste. Nessun obbligo. Ad attaccare il mio lavoro sono giornali un tempo definibili berlusconiani ora solo beceri”. Non c’è che dire, quantomeno ha imparato bene il tipico linguaggio benpensante, radical chic, finto buonista e terzomondista che vede come destrorso, becero e ignorante chi la pensa diversamente e non è succube del pensiero unico massificato.

2 Commenti

  1. Cesario Picca

    Ciao Gianfranco,
    nel tuo intervento hai toccato parecchi temi. Di sicuro condivido con te il pensiero per i ragazzi delle forze dell’ordine che rischiano la vita per fargli la scorta. Forze dell’ordine che il signor Saviano ha qualche volta bistrattato a causa, a mio avviso, dell’eterno dilemma che si porta dietro. Infatti, dovendo vestire i panni del radical chic di sinistra non può elogiare le forze dell’ordine che alla sinistra sono innatamente invise.
    Problema trasferte, dici bene quando affermi che gli umili si accontentano delle spese di trasferta, non guardano alle stelle dell’albergo e qualche volta vanno a dormire a casa degli organizzatori per risparmiare. Di sicuro non pretendono e non permettono ad alcuno che si pretenda l’acquisto del proprio libro. Infine, mi sento di concordare con la tua chiosa finale.
    Cesario Picca

  2. Gianfranco Strocchi

    Così fan tutti, attori, scrittori o chiunque debba promuovere l’ultima opera o il propio deal.
    I più umili si accontentano delle sole spese di presenza, che però qualcuno dovrà pur pagare. Saviano forse è tra questi, ma già l’ambaradam delle sue trasferte costa un botto alla collettività. Per l’amor di Dio, giusto proteggerlo, piuttosto un pensiero và ai ragazzi che rischiano la vita per lui. Saviano ne farebbe volentieri a meno, ma l’innesco della sua fama, dei suoi business e della sua complicata vita, parte da qui.

    Quindi sarà sempre esposto a questi attacchi. Forse potrebbe proteggere la sua importante mission assumendo i costi di una sua scorta, o altre azioni nell’interesse della sua bistrattata città. Si dice sia abbastanza ricco per farlo, così invece sta solo mostrando il culo per una ciliegia.

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