Furbetti del cartellino, vera Unità d’Italia

furbetto-del-cartellinoLa vera Unità d’Italia, il vero Risorgimento italico non è quello voluto dai Savoia e presuntamente realizzato da Garibaldi e dal suo manipolo di galeotti e ubriaconi che sconfissero l’esercito borbonico senza mai toccare spada. Non è quella la verità come ben sanno coloro che sono andati oltre il tipico stereotipo secondo cui i libri di storia li scrivono i vincitori addomesticando i fatti a proprio uso e consumo. Più che quel lontano 17 marzo 1861 a segnare la vera Unità sono i tanti scandali che ogni giorno la cronaca ci ammannisce. Sono quegli scansafatiche di ogni dove che timbrano il cartellino di un ufficio pubblico della Repubblica per poi abbandonarsi ai più svariati e fantasiosi interessi privati a scapito dei cittadini onesti che pagano il loro stipendio e che non possono usufruire dei loro servigi. E non sono solo i napoletani, come qualche stereotipo vorrebbe far pensare, né quelli del Sud identificati per antonomasia come coloro che non lavorano. Per fortuna (o sfortuna) sono i fatti a dimostrare che tra Nord e Sud non c’è alcuna differenza. Che come si mangia nel Meridione si mangia nel Settentrione, che come si ruba al di sotto del Po si fa anche al di sopra. Che non sono solo i dipendenti di Milazzo, in provincia di Messina, a timbrare per poi scappare dall’ufficio come raccontano oggi le cronache. Che prima ancora c’erano i genovesi (mitico il vigile che va a timbrare in mutande) e poi i biellesi, i cosiddetti sabaudi, coloro che avrebbero infuso cultura e modernità tra gli ‘africani’.

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