Gesù non era immigrato, ma figlio di massone

nativitàLeggo da più parti le interpretazioni che certuni fanno della Natività e mi chiedo dove si fermi la fantasia e dove abbia inizio l’ignoranza. Perché una cosa è avere una propria idea e la possibilità di esprimerla liberamente, un’altra è imporla agli altri (spesso con l’insulto) facendola persino passare per vera neanche gli altri fossero esseri inferiori non pensanti, incapaci di discernere e magari cerebrolesi. Qualcuno, in preda a qualche grave virus che evidentemente gli ha preso di mira il cervello e non le visceri, ha scritto che anche il Salvatore era un profugo. Carissimo malato, vittima di un virus cerebrale, tu sei libero di pensarla come vuoi sull’immigrazione e sei altrettanto libero di sostenere questa deleteria politica dell’immigrazione, ma non puoi sentirti in diritto di distorcere la storia a tuo piacimento o di inventartene una tua. Mi dispiace farti presente che al contrario di quanto sostieni tu, Gesù non era un profugo, non era un immigrato, non era un forestiero. E non era neppure un poverello. Il suo papà putativo Giuseppe era un discendente della potente famiglia di David ed era originario di Betlemme, una città che si trova nella Giudea, una regione del sud della Palestina, a circa otto chilometri da Gerusalemme. Secondo il racconto che viene fatto nel Vangelo di Luca, Giuseppe si mise in viaggio insieme alla sua sposa Maria e dalla città di Nazaret che si trova in Galilea, regione a nord della Palestina, raggiunsero Betlemme che si trova in Giudea. Giuseppe e Maria, dunque, non si spostarono da uno Stato all’altro o da un continente all’altro e non lo fecero né per fame né per cercare una vita migliore altrove bensì a causa di un censimento deciso dal governatore della Siria Quirinio. Pertanto, essendo la sua città natale Betlemme, vi fece ritorno proprio nei giorni in cui ci fu il parto e Maria diede alla luce Gesù. E se ben leggiamo le carte potremmo farci un’idea diversa di Giuseppe che potrebbe addirittura sconvolgere la vita dell’onorevole Bindi e di tutti i membri della Commissione Antimafia che presiede, ultimamente vittime del ‘sacro’ furore antimassonico. Nel Vangelo di Matteo, infatti, si dice che la professione di Giuseppe fosse quella di “téktón”. Il termine greco téktón, interpretato in vari modi, è un titolo generico che non indicava i semplici lavori di un falegname ma veniva usato per individuare coloro che erano impegnati in attività economiche legate all’edilizia e alla lavorazione di legno o pietra. Pertanto, accanto alla traduzione – accettata dalla maggior parte dagli studiosi – di téktón come carpentiere, alcuni hanno voluto accostare quella di scalpellino come lo era Hiram, il costruttore del Tempio di Re Salomone. Qualche studioso ha ipotizzato che Giuseppe non avesse una semplice bottega artigiana ma un’attività imprenditoriale legata alle costruzioni, dunque in senso stretto non doveva appartenere a una famiglia povera. E in quanto costruttore e scalpellino è molto probabile che fosse un Libero Muratore, un operativo e non uno speculativo. E se così fosse come la mettiamo? Cambiamo la storia? Diamo del mafioso e del delinquente pure a lui?

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