Gli interisti e la sconfitta

Gli interisti e la sconfitta

Tra gli interisti e la sconfitta c’è innegabilmente un certo feeling. Sembrano quasi nati per soffrire. E come tutti coloro che sono costretti a convivere con il dolore cercano sempre una via di fuga. Un modo più che legittimo per tentare di difendersi dalla sofferenza.

In tutti questi anni la loro fervida fantasia ha escogitato parecchie soluzioni i tal senso. Ma mai nessuna che abbia tentato di trovare una spiegazione nei loro errori e nelle loro incapacità. Forse è un caso, ma le colpe delle loro angosce sono sempre risultate figlie di altri. In particolare della Juventus.

A furia di tentare, la loro inventiva ha partorito perfino quell’obbrobrio denominato Calciopoli. In tal modo, eliminati i nemici per via giudiziaria, per qualche anno hanno goduto. Non voglio qui parlare di quella pagina buia perché atti, prove e testimonianze dimostrano abbondantemente lo squallore di tale infima seppur profittevole manovra. Ma neppure ciò è bastato a insegnare loro a costruirsi un’identità che li vedesse protagonisti del loro futuro. No, gli interisti e la sconfitta sono talmente uniti che la soddisfazione, seppure effimera, quando arriva può venire solo dall’esterno.

Infatti, gli interisti non godono delle vittorie della loro squadra, ma delle sconfitte altrui. Assomigliano molto a quel marito frustrato che pur di fare un dispetto alla propria moglie sarebbe capace di evirarsi. Questi strani esseri non sono concentrati a migliorare se stessi bensì a denigrare gli altri. Gli altri sono più bravi non per questioni oggettive bensì per chissà quale ladronesca macchinazione. Quando perdono, la prima scusante è l’arbitro. Se accade con la Juventus di sicuro è stato comprato. Se poi l’uomo con il fischietto è stato perfetto, come ieri sera a San Siro, trovano subito un’altra ragione.

Il loro allenatore (la cui simpatia, debbo riconoscere, fa il paio con una fiabesca colonscopia) era indeciso tra dare la colpa ad un ipotetico muratore o ad un fantomatico elettricista. Sia ben chiaro, entrambi incapaci dato che non hanno fornito alla sua squadra gli strumenti necessari per scalare il grattacielo bianconero. Il dubbio che sia solo una loro mancanza non lo ha mai sfiorato. Qualcuno ha dato la colpa alle ricchezze della Juventus. E lo ha fatto quasi lanciando, ma senza saperlo, una sorta di fatwa contro chi ha dimostrato di saper spendere meglio della loro società.

Se provaste a concentrarvi su voi stessi anziché ammalarvi per gli altri forse qualcosa di buono riuscireste a costruire. E ciò nonostante la vostra sciagura paia insita nel vostro stesso nome. Nomen omen, direbbe qualcuno se non temesse di offendere la vostra intelligenza. Siete inteTristi non per colpa di altri, ma perché, come diceva Oriana Fallaci, “niente ferisce, avvelena, ammala, quanto la delusione”.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *