Grasso, Emiliano, casta e presunto coraggio

sansone e i filistei e il coraggio“Ho ritenuto di lasciare questo Pd perché non mi riconosco più né nel merito né nel metodo” ha detto il presidente del Senato, Pietro Grasso, dimettendosi da senatore del Pd per iscriversi al gruppo misto. Secondo l’ex magistrato il punto di non ritorno è stato raggiunto proprio con la richiesta della fiducia: “Il fatto che il presidente del Senato veda passare una legge elettorale redatta in altra Camera senza poter discutere, senza poter cambiare nemmeno una virgola è stata una sorta di violenza che ho voluto rappresentare”. L’impressione è che sia l’ennesimo gesto di chi teme che la barca stia affondando e cerca di salvarsi, magari barattando un posto alle prossime elezioni tra le liste della neo formazione Mdp. Oppure in quelle del M5S che ormai flirta apertamente, colpevolmente e pericolosamente con giudici e magistrati. Più o meno quanto pare stia accadendo a Bari laddove l’attuale governatore della Puglia, Michele Emiliano, che nel Pd non è ben collocato, sta lavorando per non inimicarsi quantomeno i potenziali futuri compagni di merende della formazione dalemiana. Interpellato qualche giorno fa per dire la sua sulle critiche (a mio avviso giuste specie se si pensa al Salento) di D’Alema a proposito del suo darsi da fare più per la politica nazionale che per le sorti della sua regione ha preferito non commentare. Quando si trattava di gettare bordate contro Renzi era per lui un invito a mangiare maccheroni e cacio ricotta, ora che avrebbe dovuto fare altrettanto con baffino ha perso il solito coraggio quasi che abbia avuto paura di restare scoperto nel caso in cui il segretario del suo partito lo dovesse scomunicare. Stando sott’acqua, almeno, un posto sull’altra barca potrebbe sempre sperarlo. Per quanto riguarda Grasso è triste che abbia trovato il coraggio solo ora. Eppure ne avrebbe avute occasioni di criticare e dire basta quando faceva parte dell’unica vera casta oggi in Italia. Quante volte avrebbe dovuto dimettersi pensando a tutto ciò che fanno o non fanno i suoi ex colleghi che da baluardo di difesa della legalità sono i maggiori fautori della sfascio della giustizia con l’aggravante di non dover pagare dazio di tasca propria. Sarà un caso, ma sia Grasso che Emiliano sono due magistrati.

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