I conti sospetti della Banca del Vaticano

482eef8482879_normal Chissà se le alte gerarchie ecclesiastiche parleranno di zampino del diavolo. O di invidiosi e astiosi che ce l’hanno con la Chiesa e fanno la guerra a Nostro Signore Gesù Cristo. Sta di fatto che stavolta potrebbero fare un po’ di fatica per nascondere l’ennesimo grosso scandalo che pare essersi consumato sotto le insegne del Cristianesimo. Qualcosa di molto interessante pare emergere dal memoriale del neo licenziato presidente dello Ior Ettore Gotti Tedeschi. Nel documento affidato alla sua segretaria con la richiesta di consegnarlo a tre persone «se dovesse succedermi qualcosa» si legge che «tutto è cominciato quando ho chiesto di avere notizie sui conti che non erano intestati ai prelati». Depositi riconducibili a politici, faccendieri, costruttori, alti funzionari dello Stato. Ma anche a personaggi ritenuti prestanome dei boss della criminalità, come emergerebbe da un’inchiesta della Procura di Trapani. Secondo gli inquirenti all’Istituto per le Opere religiose potrebbero essere arrivati addirittura parte dei soldi del latitante Matteo Messina Denaro.

Nel suo dossier Gotti Tedeschi parla di resistenze incontrate alle sue richieste e di indica due nemici: il direttore generale dello Ior Paolo Cipriani e il giovane manager Marco Simeon, direttore di Rai Vaticano e responsabile delle relazioni istituzionali e internazionali di viale Mazzini, ritenuto uomo di fiducia del cardinale Tarcisio Bertone. In una nota ufficiale il Vaticano parla di «prerogative sovrane riconosciute alla Santa Sede dall’ordinamento internazionale siano adeguatamente vagliate e rispettate». Una sorta di avvertimento allo stesso Gotti che collaborando con gli inquirenti e agli stessi magistrati perché non utilizzino alcun documento ufficiale del Vaticano. Come se a dettare i tempi e i modi del lavoro degli investigatori sia come decidere cosa è peccato o no. Per l’ennesima volta una confusione tra aspetti temporali e spirituali.

Evidentemente il dossier – composto da lettere, mail, appunti e resoconti di incontri che il banchiere ha raccolto nei due anni e mezzo trascorsi al vertice dello Ior – spaventa le alte gerarchie ecclesiastiche. Dalle carte di Gotti che in tanti avevano conti allo Ior. Per esempio il faccendiere Luigi Bisignani. Ma anche altri alti funzionari finiti agli arresti per corruzione nell’indagine sugli appalti dei Grandi eventi come l’ex provveditore alle opere pubbliche, Angelo Balducci.

La Procura di Trapani agli inizi di maggio aveva inviato una rogatoria alla Santa Sede per chiedere elementi su due conti correnti da don Ninni Treppiedi, ex gestore delle casse della Curia ed ex fedelissimo del vescovo Francesco Miccichè, indagato per una serie di ammanchi. Il prete è stato sospeso a divinis , mentre l’alto prelato è stato sollevato dall’incarico «per non aver vigilato sull’operato del suo sottoposto». In realtà aveva iniziato a collaborare con i pubblici ministeri e c’è chi ritiene che sia questo il vero motivo della rimozione. E c’è il sospetto che quei due conti possano essere serviti a riciclare anche denaro proveniente dal boss latitante Matteo Messina Denaro.

Oltre agli ammanchi della Curia, l’indagine si concentra su una serie di investimenti immobiliari e vendite di beni ecclesiastici che potrebbero nascondere il passaggio di soldi a prestanome e la necessità di «ripulirli» attraverso il transito su società e istituti di credito non accessibili ai controlli diretti, come appunto è lo Ior. Adesso bisognerà scoprire se davvero, come lui stesso avrebbe sostenuto, Gotti aveva manifestato la volontà di assecondare almeno in parte le richieste delle autorità italiane. Oltre ai conti finiti nell’inchiesta di Trapani ci sono infatti una decina di operazioni sospette segnalate alla procura di Roma e sulle quali sta già svolgendo accertamenti la Guardia di finanza. Movimentazioni che portano proprio ai conti Ior intestati a preti e suore.

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