Islam, terrorismo e benpensanti

terrorismo islamicoEppur si muove. Meglio tardi che mai, direbbe qualcuno. Nel fronte dei terzomondisti benpensanti e radical chic qualche dubbio, forse, comincia a fare capolino. Molto probabilmente non è l’illuminazione, ma una timida presa di coscienza forse sì. Peccato che ci sia voluta l’ennesima strage da parte di terroristi che agiscono sotto la bandiera dell’Islam al grido di “Allah akbar” con l’unico obiettivo di eliminare gli infedeli. Una presa di posizione che non si era mai vista prima (magari per colpa di chi scrive). Non c’era stata con Charlie, non c’era stata con Parigi il 13 novembre scorso, non c’era stata con gli attentati in Belgio. Ci sono voluti nove morti italiani per vedere il barlume di una svolta nei benpensanti terzomondisti e radical chic nostrani. Qualcuno l’altro giorno si è addirittura destato dall’amaca e si è reso conto che mentre parliamo di integrazione e usiamo termini come pace e amore c’è chi scanna. E non ha pietà neppure di una donna incinta. Perché, come la storia insegna, l’Islam è l’unica religione che non conosce prigionieri. Le culture diverse vanno eliminate, annichilite, soppresse. Gli 813 martiri di Otranto sono stati scannati e decapitati perché non conoscevano il Corano e si rifiutarono di rinnegare il proprio Dio. Ma forse è troppo sperare che se ne ricordino i terzomondisti benpensanti e radical chic. Che anche se fingiamo di non vedere, la guerra in corso c’è lo stesso e il buonismo difficilmente la fermerà. Perché come, vivaddio, dice qualcuno “non bisogna essere razzisti, ma non bisogna nemmeno fare finta che non esista una matrice precisa, e molto rivendicata, di queste stragi abominevoli”. Se il terrorismo islamico o islamista è un problema non è fingendo che non lo sia che si trova una soluzione. Non è mettendo la testa sotto la sabbia che per magia finiranno le stragi e tornerà il sereno.

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