La mia avventura è iniziata alla Gazzetta del Mezzogiorno

La mia avventura è iniziata alla Gazzetta del MezzogiornoLa mia avventura è iniziata alla Gazzetta del Mezzogiorno. Era l’8 dicembre 1992 quando divenni ufficialmente un collaboratore del giornale.

Alla direzione c’era l’austero Domenico Faivre. Persona squisita, un signore d’altri tempi. Di quelli che forse non se ne trovano più. Mi accolse con un pizzico di curiosità, ma anche con la convinzione che avessi le carte in regola per dare il mio piccolo contributo.

Non me lo disse subito. Da buon padre di famiglia qual era, non era incline ai complimenti. Me lo disse qualche anno più tardi e in quella circostanza aveva persino il sorriso sulla bocca. Ormai non collaboravo più con la sua creatura e neppure lui occupava più la stanza in fondo al corridoio in galleria Mazzini a Lecce.

Fu l’ultima volta che ebbi modo di vedere Domenico Faivre. Era da poco approdato negli studi di TeleRama e io da alcuni mesi avevo iniziato la mia avventura a Bologna. Ci salutammo con un abbraccio sincero e con la promessa di rivederci quando sarei tornato a Lecce.

La Gazzetta del Mezzogiorno è stata la mia palestra. Ero solo un giovane con tanti sogni e mi diede la possibilità di farmi le ossa. Debbo anche a quel giornale e alle persone che vi lavoravano se oggi sono contento degli obiettivi che sono riuscito a raggiungere.

Sapere che questo giornale è sull’orlo della chiusura mi rattrista parecchio. È un pezzo della mia vita che rischia di essere cancellato per sempre. Il mio auspicio per il 2019 è che La gazzetta del Mezzogiorno torni ad essere protagonista.

Che trovi al forza di riprendersi quel ruolo da leader che merita nel panorama editoriale italiano e soprattutto nostrano. Che la sua stella continui a splendere. E con lei quel Sud al quale ha sempre dato voce.

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