La pericolosa evoluzione della disperazione

agguato giangrandeQuanto è successo domenica davanti a Montecitorio fa temere un’escalation o un’evoluzione della crisi. E fa temere il peggio se non verrà trovata presto una soluzione, cosa che a dire il vero tendo ad escludere. Fino a qualche tempo fa i disperati (coloro che perdevano il lavoro, che non avevano di che andare avanti, che non sapevano come mantenere la famiglia) si toglievano la vita in silenzio. Quanti suicidi in questi mesi? E quante volte, in tanti, ci siamo chiesti se non sarebbe stato meglio che quei disperati avessero attentato alla vita di qualcuno dei tanti colpevoli dell’inerzia davanti alla crisi prima di suicidarsi? Giusto per ricordare a chi dovrebbe governare che la realtà non è quella ovattata e scintillante dei palazzi del potere. Per ridurre la distanza tra quei palazzi e la dura realtà. Non è un richiamo al triste ‘ucciderne uno per educarne cento’, ma più che altro voglia di ricordare che la storia si ripete. Cambiano i protagonisti, cambiano le circostanze, ma la storia si ripete. Ed è per questo che dovrebbe insegnare. Per non ricommettere gli errori. Anche Maria Antonietta viveva distante dalla povera realtà e a chi le diceva che il popolo non aveva pane invitava a mangiare brioche. Poi sappiamo come è finita. Perché non evitare che la violenza si impadronisca della scena politica? La violenza va sempre condannata in democrazia. Però non me la sento di condannare fino in fondo il gesto di un uomo disperato come Luigi Preiti. Condanno, semmai, l’aver sbagliato obiettivi. Basterà a convincere i politici a darsi davvero da fare per il bene della gente e del Paese? Nel frattempo un immenso e sentito in bocca al lupo al brigadiere Giuseppe Giangrande (nel giorno del santo di cui porta il nome) e al suo collega Francesco Negri.

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