La Xylella e il nulla cosmico di Emiliano

xylella emiliano uliviCiascuno può raccontare le favole che più lo aggradano, può dipingere realtà e situazioni da Libro Cuore, può inventarsi le bugie più inverosimili pensando a quel famoso detto di uno che se ne intendeva come Zio Adolf secondo il quale “le masse sono abbagliate più facilmente da una grande bugia che da una piccola”. Il problema, per costoro, è che poi Kronos presenta il conto ed è impietoso proprio come stanno facendo i fatti con il governatore della Puglia, Michele Emiliano, l’uomo per tutte le stagioni.

Nel marzo scorso era a manifestare contro se stesso al fianco degli olivicoltori salentini ormai messi in ginocchio dalla xylella ma soprattutto dalla incapacità della politica che nulla ha fatto per cercare una soluzione. Quel giorno, l’allora candidato alla segreteria del Pd, ha promesso di tutto e di più, peccato che nulla sia accaduto. “Dal giorno della marcia nulla è cambiato” ha, infatti, raccontato al Quotidiano di Lecce Maria Antonietta De Pascalis che ha un’azienda olivicola con annesso frantoio in località Palmariggi. “Nel ‘98 ho rilevato l’azienda di mio padre con tanto entusiasmo, ma in due anni la xylella ha distrutto tutto il mio lavoro. In 20 anni siamo passati di 24 operai a uno solo. Gli ulivi seccano, il frantoio ha aperto solo 20 giorni e le banche non ci danno tregua, il destino ormai è segnato”.

Chissà cosa ne pensa il governatore Emiliano di questo scempio. Così come sarebbe da chiedere qualcosa all’altro barese che l’ha preceduto alla guida della Regione, Nichi Vendola. Ossia coloro che sbandieravano la loro diversità in termini di capacità politica. E come gli imprenditori olivicoli sono ormai in ginocchio anche i vivaisti del Salento che sono al bivio dovendo scegliere se chiudere o delocalizzare. Nel Salento, per chi non lo sapesse, c’è una grande produzione di barbatelle (vite) che prima della xylella venivano esportate in tutto il mondo. Poi sono arrivati i saurocrati di Bruxelles, che hanno fatto coppia con i nostri politicanti nazionali e regionali, ed è finita. Il tracollo per il comparto vivaistico salentino – che fattura 20 milioni di euro l’anno, con una produzione di 12 milioni di piante e 70mila giornate lavorative garantite all’indotto – è arrivato con l’embargo dei Paesi europei ed extraeuropei che hanno bloccato qualsiasi esportazione di piante partite dalla Puglia, sebbene sia stato dimostrato, anche scientificamente, che la xylella fastidiosa non intacca la vite.

Questi politicanti hanno costretto gli imprenditori ad acquistare dei macchinari per la termoterapia, ma nonostante questo trattamento imposto dall’Ue l’export non si è sbloccato e ora i produttori di barbatelle se ne stanno andando dal Salento e dalla Puglia per investire altrove licenziando i loro operai, levando risorse all’indotto locale, mandando al macero anni di investimenti in loco. Il vivaista otrantino Luigi Rizzo ha lasciato Otranto e ora sta investendo denaro in Basilicata come ha spiegato ad alcuni giornali locali. “Da settembre ho spostato il mio vivaio in Basilicata, non senza sacrificio, giacché l’operazione mi è già costata 100mila euro, ma non c’erano alternative. Ho sempre esportato in Marocco, Libano, Algeria, ma da quando c’è la xylella nessuno vuole più le nostre barbatelle, nemmeno quelle trattate con la termoterapia. Per me l’unica soluzione era andare fuori regione”. La stessa strada sta per percorrere il suo collega Antonio Longobardi, anche lui titolare di un’azienda vivaistica a Otranto, che garantisce 5mila giornate lavorative ai 35 operai assunti.

E presto sarà costretto a fare la stessa cosa l’agronomo Mario Tenore la cui lettera aperta al governatore Emiliano mette con le spalle al muro questi politicanti del nulla. “La mia famiglia produce circa 500mila barbatelle di vite destinate al mercato italiano ed estero (principalmente nord Africa) e ci avvaliamo delle prestazioni di 13 dipendenti. Tutto bene e grandi prospettive di sviluppo, fino all’arrivo della sciagura Xylella fastidiosa. Da quel momento in poi siamo sprofondati nel buio e nella solitudine più totale”. L’imprenditore ha spiegato che l’Ue “nel maggio del 2015 ha deciso di bloccare tutte le attività vivaistiche, barbatelle comprese. Il mondo scientifico pugliese si attivava allora subito mettendo in atto dei test di patogenicitá per confermare che la vite non venisse attaccata dal ceppo di xylella presente nel Salento. Anche questi test confermavano che la vite, fortunatamente, è estranea alle infezioni del patogeno. Tutto questo sforzo, però, non è bastato a far cambiare opinione ai burocrati di Bruxelles che, dall’anno scorso, ci impongono senza alcuna base scientifica su vite, l’obbligo di termotrattare le barbatelle nel momento più prossimo alla consegna, con acqua calda alla temperatura di 50°C per una durata di 45 minuti”.

Questa macchina per il termotrattamento costa 170mila euro, gli imprenditori hanno chiesto aiuto alla Regione ma da Bari nulla è stato fatto: “Abbiamo più volte interloquito con l’attuale Assessore all’agricoltura della Regione Puglia, il quale ci ha sempre assicurato che non saremmo stati lasciati soli e che, o attraverso leggi speciali oppure per il mezzo dei Psr, ci sarebbe stata rimborsata la spesa per le macchine. Era l’inverno 2015-2016: noi acquistiamo sei macchine ed ovviamente lascio a voi immaginare come è andata a finire, se avete un minimo di conoscenza della politica italiana”. E come ha aggiunto “neanche gli aspetti occupazionali, fortemente a rischio, hanno attirato l’attenzione del presidente della Regione Puglia che non si è mai interessato delle nostre vicissitudini. Non è stato neanche in grado di opporsi alla violenza protratta sull’agricoltura del nostro territorio quando il ministro dell’agricoltura ha emanato un decreto che ha dichiarato tutta l’Italia territorio indenne da Xylella fastidiosa tranne le province di Brindisi e Lecce. Questa genialata italiana ha generato tutta una serie di emendamenti in cascata da parte dei Paesi esteri (nord Africa) che vietano l’importazione di barbatelle solo dalla Puglia. Una catastrofe economica di portata incalcolabile”.

E come scrive sempre Mario Tenore: “Ovviamente anche il presidente della Regione non si è mai degnato di rispondere alle nostre richieste di incontro per cui la mia domanda è: per quale motivo io, in piena solitudine devo continuare a lavorare con tali e tante difficoltà in un territorio che mi ha completamente abbandonato nella sua rappresentanza istituzionale?”. Pertanto, alla luce delle favole del governatore Emiliano, Tenore ha trasferito “l’azienda in un’altra Regione con una nuova licenza vivaistica, e ringrazio l’intera giunta regionale per l’impegno che ci ha messo per distruggere in soli 3 anni tutti gli sforzi della mia famiglia ed i miei sogni per il futuro”.

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