Lavagna, la mamma: amore, non droga

«Vi vogliono far credere che fumare una canna è normale, che faticare a parlarsi è normale, che andare sempre oltre è normale. Qualcuno vuol soffocarvi» ha detto Antonella Riccardi, mamma di Giovanni, il sedicenne che si è suicidato a Lavagna, rispondendo anche ai tanti soloni cacciatori di consenso sui social che chiedono la legalizzazione delle droghe come se fosse il vero scopo dell’esistenza. La mamma ha invece invitato i giovani a darsi da fare e a vivere la vita anziché farsela scivolare addosso: «Diventate protagonisti della vostra vita e cercate lo straordinario. Straordinario è mettere giù il cellulare e parlarvi occhi negli occhi. Invece di mandarvi faccine su WhatsApp, straordinario è avere il coraggio di dire alla ragazza sei bella invece di nascondersi dietro a frasi preconfezionate. Straordinario è chiedersi aiuto proprio quando ci sembra che non ci sia via di uscita. Straordinario è avere il coraggio di dire ciò che sapete. Per mio figlio è troppo tardi ma potrebbe non esserlo per molti di voi, fatelo». Lucida e coraggiosa l’analisi della signora Riccardi: «Noi genitori invece dobbiamo capire che la sfida educativa non si vince da soli nell’intimità delle nostre famiglie, soprattutto quando questa diventa una confidenza per difendere una facciata, non c’è vergogna se non nel silenzio: uniamoci facciamo rete» e soprattutto ha chiesto perdono a suo figlio «per non essere stata capace di colmare quel vuoto che ti portavi dentro da lontano» e per quel mancato «abbraccio che ti riempia per sempre il cuore». Perché serve la presenza, l’amore, una parola e la voglia di seguire i propri figli al contrario di chi pensa di risolvere il problema esistenziale con le droghe. Perché, come sostiene Silvio Cattarina della comunità L’Imprevisto che cerca di mettere una toppa ai danni degli stupefacenti, «la droga è fin troppo libera e presente. Semmai è il senso del valore della vita che manca perché nessuno dice ai ragazzi che c’è un grande motivo per essere al mondo, perché manca loro una presenza» o un abbraccio che colmi le loro spesso vuote esistenze.

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