La giustizia che a Lecce non funziona

La giustizia che a Lecce non funzionaLa giustizia che a Lecce non funziona. È indubbio che contro la criminalità organizzata non si possano lesinare risorse.

Ma concentrare le forze solo ed esclusivamente per contrastare le organizzazioni criminali non basta. Perché se l’humus resta favorevole non si può fermare la proliferazione degli insani germi dell’illegalità.

È quanto, per esempio, succede a Lecce. Ma non credo che altrove vada diversamente quando si parla di giustizia. Per anni la Procura ha portato avanti una lotta senza tregua contro la criminalità organizzata. Era il pallino fisso dell’ormai ex procuratore capo Cataldo Motta.

Dapprima ha combattuto contro la Scu. Poi contro i vari gruppi, più o meno strutturati, che nel corso del tempo ne hanno preso il posto. I risultati sono stati apprezzabili e apprezzati, ma per il resto è andata diversamente. Gli altri reati sono stati dimenticati. E quando hanno avuto la fortuna di finire al centro della chimerica obbligatorietà dell’azione penale sono stati trattati male.

Con l’unico risultato di decuplicare il senso di ingiustizia delle parti lese. Perché sono rimaste vittime del loro carnefice. Sono finite nel tritacarne della giustizia. Si sono dovute pagare inutilmente un avvocato e hanno dovuto pagare il difensore pure a chi ha fatto loro il torto.

E quando non dai giustizia a una vittima come pensi di far crescere, sviluppare e consolidare il senso di legalità e di rispetto in una società? Come puoi sperare che gli insani germi dell’illegalità non attecchiscano anche nel terreno che resta ancora sano?

Facile concentrare la propria attenzione sulla siepe che circonda il giardino. Perché è quella che si vede e nasconde ciò che, magari, di buono non fai all’interno. Ma non basta che la siepe sia sempre in ordine. Se non zappi mai la terra, non getti il diserbante, non concimi e non poti come speri di estirpare le malapiante che ne infestano l’interno?

Se per un fallimento non usi un professionista che sa far di conto ma un avvocato come puoi sperare che i cespiti vengano ben stimati? Come puoi sperarlo se chi subisce una truffa, un furto o un torto non trova un pm che gli dia soddisfazione? E se viene pure preso in giro dal carnefice impunito come potrà continuare a credere nella giustizia che tu magistrato, da lui pagato, dovresti garantirgli?

Se un presidente di sezione ‘maltratta’ e non rispetta un suo collega come si può sperare che si comporti meglio con i cittadini, suoi datori di lavoro?

“Sulla lotta alla criminalità organizzata nulla da dire. Ma gli altri reati in questa Procura proprio non esistono” raccontava qualche tempo fa qualcuno nel palazzo di viale De Pietro. E aggiungeva tristemente: “Per certi versi pare di essere ancora nel Medioevo”.

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