L’ennesima vergogna ad personam

giustizia Berlusconi è ricco e non ha bisogno di rubare. Così sentenziavano in tanti nel 1994 quando il Cavaliere da Arcore decise la discesa in campo. Qualche anno dopo Nanni Moretti nel suo film “Il caimano” fa dire a un suo attore che in realtà la discesa di Berlusconi in politica era dettata solo dalla necessità di non finire in galera. Il Cavaliere probabilmente non aveva bisogno di rubare. Di soldi ne ha davvero molti. E ci sono anche tante voci che cercano di spiegare come li ha guadagnati. Per esempio comprando giudici e sentenze. E infatti proprio per la vicenda del Lodo Mondadori in primo grado è stato condannato a pagare 750 milioni di danni al gruppo di De Benedetti per lo scippo della casa editrice. Scippo avvenuto, secondo verità processuali, proprio comprando i giudici che negli anni Ottanta sentenziarono su quella vicenda. Siccome il Cavaliere non vuole pagare quei soldi ha fatto ricorso all’ennesima furbata. O meglio all’ennesima legge-vergogna ad personam. Una delle tante che hanno caratterizzato la sua avventura politica e che gli hanno permesso finora di sfuggire alla legge a dispetto dei tanti cittadini onesti (e disonesti) che invece al vaglio del giudice devono passare. E così nella finanziaria questo governo, che sostiene di non alzare le tasse, ha infilato due modifiche al codice di procedura civile che guarda caso potrebbero influire anche sull’attesa sentenza d’appello per il lodo Mondadori prevista per la fine di questa settimana. In pratica le norme sanciscono uno stop in appello all’esecuzione delle condanne civili che superano i dieci milioni di euro e stop in Cassazione per quelle che vanno oltre i 20 milioni di euro in cambio di una idonea cauzione. La bozza aggiunge un comma all’articolo 283 del codice di procedura civile che parla dei provvedimenti sull’esecuzione provvisoria in appello e che prevede che il giudice dell’appello “su istanza di parte quando sussistono gravi e fondati motivi sospende in tutto o in parte l’efficacia esecutiva o l’esecuzione della sentenza impugnata, con o senza cauzione”. Il comma aggiuntivo che sarebbe spuntato nella manovra economica recita: “La sospensione prevista dal comma che precede è in ogni caso concessa per condanne di ammontare superiore a dieci milioni di euro se la parte istante presta idonea cauzione”.

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