L’omicidio del carabiniere Mario Cerciello

l’omicidio del carabiniere Mario Cerciello

Sul l’omicidio del carabiniere Mario Cerciello Rega ho sentito tante nefandezze. Eppure di fronte a una tale tragedia ci si sarebbe attesi solo il dovuto rispetto. Ma soprattutto un’unanime soluzione capace di impedire tragedie del genere. Ma così non è stato perché la politica ha posto il proprio sguaiato vessillo su questo ancora oscuro episodio. E dietro ad essa si sono scatenati i soliti partigiani abituati a ragionare poco e a urlare troppo.

Come l’insegnante di Novara. Colei che è assurta agli onori della cronaca per la sua intelligente e culturalmente elevata riflessione. Un’azione che dimostra quanto sia grande il rispetto per chi lavora per la legalità. Ma soprattutto fa male constatare che tali sentimenti vengano da parte di chi dovrebbe insegnare certi valori alle nuove generazioni.

Mi viene da pensare che si tratti di gente che, evidentemente, preferisce chi vive al di fuori dei meandri della legge. O quantomeno che ha sviluppato un concetto di legalità a targhe alterne. Che tiene più in considerazione chi si macchia di certe condotte che non del reato in sé. Gente abituata a indossare i panni del buonismo e del perbenismo se il cattivo è un proprio militante. Ma poi è inflessibile se a sbagliare sono gli altri facendo proprio il paradosso di Popper. E chiede a gran voce la limitazione della democrazia come la folla inferocita chiedeva di liberare Barabba per condannare Gesù.

Lo dico pensando sia al l’omicidio del carabiniere Mario Cerciello che ad altri fatti più o meno analoghi accaduti ultimamente in Italia. A mio avviso non è possibile restare in silenzio di fronte a Mafia Capitale che ha sollevato il farisaico velo sulla finta accoglienza dei migranti. Non riesco a concepire che si parteggi per chi calpesta le leggi della Repubblica. Faccio fatica a pensare che si possa tollerare un sistema che lucra sui bambini manifestando risentimento per chi ne parla anziché rabbia per chi si macchia di tali reati.

E non mi meraviglierei se qualche benpensante dalla pregevole lungimiranza, fonte inesauribile di cultura e intelligenza cominciasse a seminare dubbi sulla colpevolezza del carabiniere Mario Cerciello. Se questo custode unico e indiscutibile dei valori e della democrazia cominciasse a dire che la colpa della sua morte è solo sua perché magari se l’è cercata. Magari facendolo passare per un delinquente in divisa aduso a picchiare i fermati. O un malvivente che usava bistrattare gli spacciatori rubando loro droga e soldi da usare per fini personali.

Cose già abbondantemente accadute. Laddove pseudo rappresentanti della legge hanno dato più credito a veri delinquenti matricolati. E così facendo hanno mandato a processo onesti servitori dello Stato poi scagionati dopo la inevitabile gogna mediatica che non ha scandalizzato alcun finto benpensante o buonista.

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