L’Oscar non è la terra dei migranti

oscar hollywoodQuesta notte, nel corso della 89esima edizione degli Oscar, è andata in scena l’ennesima farsa buonista, terzomondista e radical chic improntata al niente e corroborata di chiacchiere. Buona parte di coloro che si sono dati il cambio sul palco si è sciacquata la bocca parlando di immigrazione, lanciando proclami buonisti contro barriere e steccati e spacciandosi per immigrato del mondo. Ma, come al solito, basta attendere che dalle parole si passi ai fatti e tutto per magia appare per quello che realmente è. Tutti questi finti eroi dei tempi moderni, che magari inneggiano al socialismo e predicano una più equa distribuzione dei redditi e delle risorse (degli altri), avevano una buona occasione per dare valore alle loro chiacchiere, ma se ne sono ben guardati. In concorso per ricevere una statuetta come migliore documentario c’era FUOCOAMMARE, ma nessuno ha pensato di dedicare il premio al lavoro di Gianfranco Rosi che parla della tragedia dell’immigrazione e mette le coscienze di fronte alla triste realtà dei nostri giorni. Che dimostra come l’Italia, con tutti i suoi problemi e le sue pecchie, sia l’unico Paese al mondo che davvero si dà da fare al contrario del nulla degli altri, Europa in testa. Evidentemente, in un mondo in cui vale più apparire che essere, la tragedia dei migranti resta qualcosa di cui parlare giusto il tempo necessario per conquistare un briciolo di celebrità e una volta spenti i riflettori ognuno torna ai propri biechi egoismi magari assegnando patenti di democraticità e puntando l’indice.

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