Cronaca nera è cosa seria ma non per Lucarelli

Cronaca nera è cosa seria ma non per LucarelliCronaca nera è cosa seria ma non per Lucarelli. Se parli di terroristi e di telefoni cellulari alla fine può essere che il concetto di cellula ti prenda così tanto da indurti all’errore.

Probabilmente è andata così quando Carlo Lucarelli ha registrato la puntata di Blu Notte sulle nuove Brigate rosse e sugli omicidi D’Antona e Biagi. Trasmissione che ho visto il 23 febbraio su Rai Premium.

Pertanto, al conduttore deve essere venuto facile dire che “i cellulari si attaccano alle cellule” e non alle celle. Un lapsus di poco conto in confronto all’inciampo molto più grave sulla data dell’assassinio del professor Marco Biagi.

Perché quando si pretende di raccontare la storia le date non sono un dettaglio infimo. Per Lucarelli, infatti, il giuslavorista sarebbe stato assassinato il 19 marzo 2003, ossia un anno dopo l’agguato terrorista di via Valdonica.

Ma non è la prima volta che Lucarelli, che si spaccia per esperto di cronaca nera, dimostra in realtà di non conoscere la materia di cui parla. Nell’Europeo del 2004, raccontando il delitto del Dams, scivola nuovamente. E dimostra di non saper distinguere tra le composizioni collegiali giudicanti.

Francesco Ciancabilla, accusato di aver ucciso Francesca Alinovi, non poteva essere giudicato solo da un collegio togato. Infatti scrive: “…sono riuniti i giudici della Corte d’Appello per decidere su uno degli omicidi…”.

Dato che sta parlando di un omicidio avrebbe dovuto sapere che quel tipo di collegio è integrato da giudici cosiddetti laici, ossia i famosi cittadini che siedono accanto ai togati con la fascia tricolore. Pertanto non si trattava della Corte d’Appello, bensì della Corte d’Assise d’Appello. La cronaca nera è cosa seria ma non per Lucarelli, evidentemente.

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