Magistrati, si spaccia fantasia per realtà complice presidente Repubblica

Mala giustiziaMagistrati, si spaccia fantasia per realtà complice presidente Repubblica. Non c’è bisogno di pascolare per 20 anni tra Procure e Tribunali per prendere coscienza di come funzioni (male) la giustizia in Italia.

Ma soprattutto per capire che buona parte delle colpe di tal malfunzionamento è da attribuire proprio a chi ‘fa’ la giustizia ogni giorno. Lo sfascio è sotto gli occhi di tutti.

In particolare emerge lampante come il sole come certi personaggi nulla abbiano a che fare con quei luoghi che dovrebbero rappresentare il baluardo della legalità.

Non che tutti i giudici o i magistrati siano indegni del lavoro che fanno, ci mancherebbe.

Ma certo non fa onore a chi svolge il proprio compito con decoro e onestà convivere con chi lo denigra con le sue condotte. Dalla presunta rivoluzione di Tangentopoli ad oggi abbiamo assistito alla distruzione di una casta e alla sua sostituzione con un’altra probabilmente peggiore e ancor più pericolosa.

Non può, infatti, sfuggire, che mentre i politici possono essere sostituiti con libere elezioni, un giudice o un magistrato è di fatto inamovibile.

E’ di fatto inattaccabile, ingiudicabile, non responsabile delle sue azioni (se sbaglia pagano i cittadini per i suoi errori). Non è valutabile e quindi tendenzialmente portato all’onniscienza e all’onnipotenza.

Pertanto, trovo traviato e deviante il concetto di uguaglianza davanti alla legge manifestato nei giorni scorsi dal presidente della Repubblica. Mattarella dimentica di essere espressione di quella casta oltre che garante in quanto presidente del Csm.

Ormai in Italia non passa giorno che un magistrato o un giudice si erga a taumaturgo o stregone, catalizzatore delle forze naturali buone e quindi unico dal ciel eletto a garantire gli interessi comuni. Salvo, poi, trovare conforto nei fatti che dimostrano come i giudici o i magistrati altro non siano che uomini.

E come tali portati all’errore forse più e peggio degli altri con l’aggravante che una loro decisione è potenzialmente deleteria perché inficia sulla vita della gente.

Pertanto non posso che ridere quando un magistrato scrive: “Il pubblico ministero è un organo che, al pari del giudice, appartiene alla magistratura ordinaria, e opera non a seguito di valutazioni di opportunità politica”.

E mi chiedo se affermazioni del genere siano frutto di un cosciente tentativo di depistaggio. O piuttosto non derivino direttamente dall’iperuranio platonico in cui vive chi le scrive e pertanto portato a scambiare la fantasia per la realtà.

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