Marò, le certezze confuse dei terzomondisti

marò india girone latorreQualcuno si è chiesto se i marò Salvatore Girone e Massimiliano Latorre siano eroi. Non so se siano eroi. Io, però, proverei a stare quattro anni sotto schiaffo di uno straniero che mi accusa falsamente di reati che non ho commesso e tutti i giorni dice ai quattro venti che merito la pena di morte. Sempre senza lo straccio di una prova. E io nonostante ciò, dopo aver fatto quanto mi è stato chiesto e le falsità, sto in silenzio e subisco. Vanessa e Greta per molto meno sono diventate eroine. Ah, dimenticavo. Loro sono civili questi indossano una divisa. E dimenticavo anche che in questo paese è dura fare un discorso sensato se ti devi confrontare con il pensiero unico massificato e i terzomondisti benpensanti e radical chic che magari trascorrono il loro tempo su un’amaca. La cosa a mio avviso più grave è che la maggior parte dei giornali e dei mass media si sia azzerbinata al pensiero unico massificato dimenticando la propria missione. Solo in pochi quelli che hanno provato a fare chiarezza nonostante in questa vicenda le certezze siano tante. Innanzitutto la morte di due persone, pescatori o pirati che siano. Solo in pochi hanno detto che nei loro corpi sono stati trovati proiettili non in uso ai nostri marò; solo in pochi hanno cercato di spiegare che le traiettorie dei proiettili non collimano con le posizioni di petroliera e presunti pirati; solo in pochi hanno scritto che gli orari delle testimonianze non collimano con i dati. Eppure questi elementi c’erano prima e ci sono adesso nella carte del Tribunale dell’Aja. Ma è troppo faticoso per i benpensanti e i terzomondisti radical chic leggere. Specie se questi elementi smontano le loro tesi e posizioni di comodo. Poi mi chiedo se dei pescatori solitamente usano pescare intorno a una petroliera. Che i pesci lì intorno siano più saporiti e più grossi? Qualcuno ha addirittura accusato i marò di essere mercenari. Probabilmente costoro non sanno o fingono di non sapere che alcuni Paesi dell’Ue avevano usato i loro militari già pagati per costituire una task force da impiegare in azioni antipirateria nell’oceano indiano devastato dai pirati.

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