Medaglie non si vincono con i videogame

sport virtuali alle olimpiadiChe il lavoro, il sacrificio e la fatica siano parole e valori desueti, che non vanno più di moda è assodato ormai da troppo tempo. E siccome al peggio non vi è mai limite ecco la boutade del Cio, il Comitato olimpico internazionale che mette la parola fine sulla diatriba. Ora non serve più allenarsi per mesi, sudare, faticare o soffrire per conquistare una medaglia. Per diventare campione basta stare con il culo ben piantato su una poltrona; non serve più vedere e percepire l’odore di un parco, non serve più sentire l’odore acre del sudore che impregna la maglietta, è inutile fare del movimento e dell’esercizio fisico per limare i tempi segnati sul cronometro. Ora la vita, i suoi momenti di gloria o di tristezza, la competizione, la soddisfazione di tagliare un traguardo vengono scanditi dal virtuale destinato a soppiantare in tutto e per tutto ogni pertugio della realtà. A mio modo di vedere è a dir poco scandaloso dare l’aura di sport ai videogiochi come pare abbiano intenzione di fare i culi flaccidi e le menti obnubilate dai grassi e dal colesterolo che governano il mondo degli sport olimpici. Le medaglie si conquistano sul campo reale, correndo con il caldo e con il freddo, allenandosi nel fango o sotto la pioggia non seduti comodamente sulla poltrona di casa e magari mangiando cibi spazzatura. Sarei curioso di ascoltare cosa ne pensa l’Oms, l’Organizzazione mondiale della sanità, che da sempre incita la gente a muoversi e ad allenarsi per combattere obesità e cattive abitudini e ora si vede imporre campioni dall’immobilismo del sedentario virtuale.

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