Migranti, le Ong e le mancate risposte

Non so se le Ong che da qualche anno gironzolano con le loro navi nel Mediterraneo abbiano trasportato criminali o siano complici – volontari o involontari – dei trafficanti di uomini, di certo il loro modus operandi qualche domanda la fa sorgere. E sarebbe interessate poter affrontare questo argomento senza quell’aura di lesa maestà che lo circonda con il solito olezzo di accuse gratuite e stantie che vengono rivolte a chi cerca di capirne di più e meglio al netto di pregiudizi e dogmi. Proprio come è successo al capo della Procura di Catania, Carmelo Zuccaro, che è stato investito di improperi da parte dei soliti terzomondisti, benpensanti, radical chic, farisaici, finti buonisti amanti del polically correct a corrente alternata. Zuccaro ha spiegato che “ci sono evidenze che tra alcune Ong e i trafficanti di uomini che stanno in Libia ci sono contatti diretti; telefonate che partono dalla Libia verso alcune Ong, fari che illuminano la rotta verso le navi di queste organizzazioni, navi che all’improvviso staccano i trasponder sono fatti accertati”. E ha aggiunto che “per quelle Ong sospette dobbiamo capire cosa fanno, per quelle buone occorre invece chiedersi se è giusto e normale che i governi europei lascino loro il compito di decidere come e dove intervenire nel Mediterraneo”. Il problema non sta nel salvare vite, come sostengono queste organizzazioni sviando l’attenzione, ma nel modo in cui lo fanno. La questione è capire se il sistema migliore per affrontare fame e carestie stia nel continuare a svuotare l’Africa alimentando i trafficanti di uomini o se ci siano scelte alternative. Se vada bene sbarcare gente in Italia senza alcun criterio, se sia la scelta migliore far spendere ai cittadini italiani mille miliardi del vecchio conio al mese per vedere queste persone gettate davanti alle stazioni, in ruderi fatiscenti o in hotel, in B&B o in vecchie caserme, senza alcuna prospettiva, senza alcun criterio, senza uno straccio di progetto alimentando, però, Mafia capitale e tutte quelle pseudo associazioni che con i migranti hanno trovato il proprio prosperoso business pagando stipendi e consensi. Sarebbe interessante capire se si è mai pensato seriamente a una soluzione più costruttiva come spendere quell’oceano di denaro ora immolato all’emergenza lanciando una sorta di piano Marshall – come ha sostenuto Silvio Berlusconi – che dia speranza, prosperità e futuro ai Paesi d’origine. E mi piacerebbe molto capire dove queste Ong – per lo più tedesche e maltesi che tengono i migranti lontani dai loro confini – prendano le risorse necessarie per le loro missioni umanitarie e solidali. Dal momento che una nave e l’equipaggio costerebbero anche 3/400.000 euro al mese, se anche sei animato dal sacro fuoco dell’altruismo, senza soldi hai voglia a predicare. Perché un conto è che un medico decida di andare in Africa investendo esclusivamente sulle sue capacità, ma un altro è pagare stipendi, benzina e noleggi. Infine, un’ultima domanda. Davvero i capi di queste Ong non si sono mai posti il dubbio che con il loro comportamento in realtà non salvino vite, ma le mettano in pericolo alimentando il malaffare? Perché finché un criminale saprà che una nave andrà in suo soccorso non appena la sua bagnarola carica di disperati toccherà l’acqua continuerà con il suo traffico gettando in mare gente che si salverà solo se la Ong arriverà in tempo altrimenti saremo a sprecare lacrime di coccodrillo per l’ennesima tragedia alimentata anche da chi finge di non vedere la propria complicità.

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