Niente decreto dignità, meglio contratti a termine e precariato

Niente decreto dignità, meglio contratti a termine e precariatoNiente decreto dignità, meglio contratti a termine e precariato. Si riempiono tutti la bocca con le belle parole, ma quando si deve passare dai propositi ai fatti la musica cambia e cappuccetto rosso diventa il lupo cattivo. Giusto o sbagliato che sia, il tentativo di questo governo di ridurre il precariato deve fare i conti con le truppe cammellate che stanno boicottando il decreto dignità che dà una stretta ai rinnovi a tempo determinato cercando di garantire maggiore stabilità ai lavoratori. Finché i contratti sono peggiorativi per il lavoratore va tutto bene, ma quando si pretendono maggiori diritti ecco che le previsioni sono un disastro. Finché il padrone tiene sotto ricatto i dipendenti con contratti a termine e buste paga irrisorie l’economia gira e i profitti arrivano, salvo poi paventare disastri e chiusure quando il lavoratore chiede maggiori garanzie. E come al solito chi si spertica per scongiurare queste migliorie è quasi sempre chi guadagna molto e non certo 1.200 euro al mese. I soliti uccelli del malaugurio e le prefiche spergiurano che le migliorie pensate dal governo saranno un disastro e nei prossimi due lustri si perderanno 8.000 posti ogni anno. Mi chiedo come mai oggi questi lavoratori siano necessari e domani non lo saranno più. Dunque, se costano poco e pretendono meno vanno bene salvo poi non essere più utili se bisogna riconoscere il giusto valore al lavoro? Secondo alcuni luoghi comuni gli italiani non vogliono più fare certi lavori e per questo servono i migranti, ma poi licenziano a man bassa chi giustamente pretende qualche diritto in più. Mi sovviene il dubbio che abbia ragione chi sostiene che i migranti sono utili solo per ridurre le pretese e i diritti e abbassare ulteriormente il costo del lavoro usando chi fugge dalle zone più povere del mondo per scardinare definitivamente i pochi diritti che i lavoratori più fortunati hanno ancora. E i servi sciocchi, che volontariamente o inconsapevolmente, favoriscono queste dinamiche sono solo complici di questo scempio.

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