Milano, no alla violenza ma occhio all’esasperazione

tribunale milano Qualcuno ha definito Claudio Giardiello un truffatore e una persona non perbene. Se però ho letto bene l’uomo, al contrario dei suoi soci, non aveva ancora subito alcuna condanna e siccome esiste la presunzione di innocenza non è escluso che alla fine del processo l’accusa di bancarotta fraudolenta sarebbe potuta cadere. Proprio come è successo per il papà di Matteo Renzi, Tiziano. Intanto, però, è partita la campagna di dequalificazione e oggi Mamma Rai, nella Vita in diretta, ha definito Giardiello ‘un truffatore che si sentiva truffato’. Evidentemente i giornalisti Rai hanno una marcia in più oppure una sfera di cristallo che li fa stare avanti a tutti. Fermo restando che la violenza va sempre condannata senza se e senza ma provo a fare un gioco. Metti un signor Rossi qualunque che ha subito un reato e siccome non è un delinquente ma una persona perbene si rivolge alla giustizia (?) per chiedere conto al suo carnefice. Il giochino non è rivolto a chi conosce come funziona la (in)giustizia oggi. Ma per chi avesse avuto la fortuna di non avere bisogno di un giudice faccio presente che oggi in Italia la macchina della presunta giustizia sembra essere stata studiata per chi di professione fa il malfattore. Perché la vittima non solo non trova mai giustizia, ma diventa quattro volte vittima: vittima del suo carnefice, vittima della burocrazia della giustizia e vittima del sistema perché non solo dovrà pagare di tasca propria le spese legali ma, come la collettività, le pagherà anche al suo carnefice che nella maggior parte dei casi risulta non avere redditi e quindi ha pure il gratuito patrocinio. Che significa? Che se tutti non cominceranno a fare per davvero il loro dovere, per cui vengono anche ben pagati, il signor Rossi esasperato deciderà di impugnare un’arma e assisteremo a un’altra carneficina.

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