Non più utopia ma era dell’ipocrisia

Avesse preso la decisione di chiusura Marine Le Pen si sarebbero strappati le vesti (e forse anche i reggiseni) e avrebbero perso la voce urlando al razzista, ma siccome l’ha fatto il neo presidente francese Emmanuel Macron, il baluardo dell’Europa libera e unita, nessuno spreca una parola. Se al governo dell’Austria non ci fosse un amico degli amici, di quelli che dicono solo ciò che gli altri amano sentirsi dire, bensì un destrorso si sarebbe detto che a Vienna è nato un nuovo dittatore nel cuore dell’Europa. Un tizio che blinda le proprie frontiere su istigazione del proprio padrone ma contro i popoli e non contro i populismi. Ormai è chiaro come l’epoca dei sogni sia finita, ma il problema reale non è la fine dell’utopia bensì l’essere costretti a vivere nell’era dell’ipocrisia. In un universo parallelo, molto distante dalla realtà, in cui si parla di libertà, di democrazia e di rispetto ma nel quale domina il pensiero unico massificato. Un mondo mistificatorio dove al posto della psicopolizia ci sono i socialgiacobini sempre pronti ad insultare e ad inveire contro chi ha ancora il coraggio di dire la propria affiancati dalle nuove prefiche 4.0 sempre in servizio per dare un connotato di modernità a vecchi e stantii epiteti con cui bollare chi non sottostà al pensiero unico massificato spacciandolo per diverso e pericoloso. La mistificazione che dice che gli sbarchi non sono un problema perché in fondo si tratta dello 0,01% dell’intera popolazione italiana o europea. Ma i numeri, si sa, si prestano a mistificazioni. Pensate a quello 0,01 % in termini più concreti. Pensate come se ogni mese doveste spostare un paese come Budrio, come Granarolo, come Taviano o come Racale da un capo all’altro dell’Italia e poi sforzatevi di capire se sia o meno un problema. Ma soprattutto pensate a tutti coloro – di qualsiasi estrazione, colore o credo – che dell’immigrazione fanno un business e si arricchiscono a spese di quei disperati che sognano un mondo migliore e dei poveracci nostrani che sono di questo mondo ma vivono ai margini senza che alcuno si occupi di loro.

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