Non voglio essere né frocio né fascista

Non voglio essere né frocio né fascistaNon voglio essere né frocio né fascista ma una persona libera da categorizzazioni. Libero di pensarla come meglio credo e di vivere la mia vita senza imposizioni. “Meglio frocio che fascista” è lo slogan che va molto di moda da un po’ di tempo a questa parte.

E chi è contro o non lo condivide è un omofobo, un razzista, un bifolco, un violento, uno xenofobo. Un antico, nella migliore delle ipotesi.

Personalmente ritengo che ognuno possa fare ciò che vuole della propria vita anche se sarebbe opportuno che le sue scelte non avessero costi per la società. Pertanto mi viene spontaneo chiedermi perché debba essere imposta questa categorizzazione per me inammissibile.

Non ha senso se partiamo dall’assunto che chiunque è libero di usare la propria vita come meglio crede. Io non sono e non voglio essere né frocio né fascista, né voglio essere limitato a questa stupida divisione. A mio avviso non dovrebbero esistere né froci né fascisti, bensì esseri umani che vivono liberamente la loro vita.

E che liberamente manifestano le proprie idee in una o in talaltra direzione senza essere additati o schedati come pure accade. Qualche volta sono stato attaccato per aver manifestato la mia eterosessualità e i miei maggiori detrattori sono stati proprio coloro che manifestano e sbraitano perché si sentono ghettizzati.

Coloro che pretendono (giustamente) uguali diritti e uguali libertà. Ma poi si scordano di riconoscere anche agli altri ciò che chiedono per loro stessi. Perché se mostri due persone dello stesso sesso che si ‘amano’ va bene, se mostri una bella donna o metti in risalto la sua femminilità è sessismo.

Così come sei un farabutto se dici di essere contrario alle adozioni da parte di due persone dello stesso sesso. Perché uno non è libero di dire ciò che pensa senza fare del male al prossimo senza correre il rischio di essere additato di lesa maestà. Senza finire nell’elenco dei cattivi, degli omofobi che ce l’hanno con chi vive a modo suo.

Se la libertà vale per tutti deve essere riconosciuta anche a chi la pensa diversamente e lo esprime civilmente. Perché anche lui ha il diritto di essere rispettato. Ma soprattutto ha il diritto che gli altri non gli impongano come deve pensare o vivere o la scelta delle sue priorità.

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