Redipuglia, il rapper e la radical chic

sacrario redipuglia e justin owusuChe cosa pensereste se un tizio decidesse di girare un videoclip musicale in un cimitero e magari scegliesse di saltellare proprio sulla tomba di un vostro familiare? Sareste contenti se la pace dei vostri cari venisse profanata in quel modo? Personalmente non lo sarei. Un cimitero o un sacrario sono luoghi di silenzio dove uno non va per cantare o ballare bensì per pregare, magari per portare un fiore sulla tomba di un proprio defunto. C’è chi non la vede in questo modo, ma ciò non significa che la sua idea sia migliore di quella degli altri o che abbia più valore o che sia più giusta o equa. Eppure a quel tizio non viene neppure il dubbio che il mondo possa girare così, magari in maniera indipendente dalla sua sovrastimata volontà. Qualche mese fa un rapper di nome Justin Owusu ha girato un videoclip sul Sacrario di Redipuglia, il posto della nostra memoria che custodisce i resti di circa 100.000 giovani caduti della Grande Guerra. La scelta ha ovviamente suscitato molte polemiche come era normale che fosse. E, a dire il vero, non si può escludere che il giovine italo-ghanese l’abbia fatto apposta per la pubblicità che ne sarebbe venuta fuori. Tentando di giustificarsi ha detto: «Sottolineo il fatto di non essere stato il primo e neanche l’ultimo ad aver ripreso immagini e scattato fotografie al Sacrario utilizzando apparecchiature di alta qualità con o senza permesso» ben dimostrando di non conoscere neppure la differenza tra scattare foto e saltellare sulle mura o all’interno di un luogo dove i resti di defunti riposano. Tra le tante difese che gli sono giunte c’è anche quella di Lia Celi che, a mio modesto avviso, è peggiore di quanto fatto dal giovane Justin che magari non conosce neppure la storia. Che la signora Celi voglia difenderlo nessuno lo vieta, ma che scriva certe cose fa quantomeno difetto alla sua presunta intellighenzia. E giù con uno sproloquio assolutamente fuori luogo sul Fascismo e sul patriottismo. “Guai a chi tocca la retorica patriottarda mussoliniana sulla Grande Guerra che ha prodotto Redipuglia e i monumenti sull’Isonzo: ma davvero nel 2017 un rapper potrebbe dire qualcosa di più offensivo per la vita umana di iscrizioni tronfie come «fu seme il fante e la vittoria il fiore», sulla terra bagnata da tanto sangue versato inutilmente in 12 battaglie sfociate nella ritirata di Caporetto, altro che vittoria?” Questo ha scritto l’illuminata in questione dimenticandosi che comunque dopo la disfatta c’è stata la vittoria. Non le è venuto in mente che un sacrario sia un luogo sacro dove riposa ciò che resta di gente morta, no se l’è presa con il Fascismo e con i rigurgiti fascisti che danno importanza a luoghi del genere. Come se il rispetto per i defunti avesse dei connotati più o meno condivisibili. Mi chiedo se avrebbe scritto un commento analogo nel caso in cui il protagonista fosse stato un rapper bianco sculettante sul sacrario di Piazza Maggiore a Bologna dove, tra l’altro, non riposano resti ma solo foto. E, ovviamente, non poteva mancare la chicca che denota determinate tendenze del personaggio: “Se poi vogliamo parlare di vilipendio dei caduti, ricordiamo sommessamente che ogni giorno navi da crociera dove ogni sera si sculetta al ritmo di Mueve la colita e Siamo i watussi solcano le rotte del Mediterraneo il cui fondale è una Redipuglia di migranti annegati. E nessuno lo trova inappropriato”. Come a dire che non dovremmo percorrere una strada perché lastricata di croci e tanto sangue versato a causa degli incidenti. Oppure non dovremmo fare gite sul Carso perché luogo di guerre, oppure, oppure oppure… Il problema, a mio avviso, non sta nella differenza tra ciò che si può connotare come destra o come sinistra, ma quello che si può e non si può fare e ciò che si è e non si è a prescindere dalle imbecilli e insensate categorizzazioni che ancora vengono usate, quelle sì, a dispetto dei tempi.

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