Referendum, la vendetta del vecchio marciume

referendumAlcuni lo dicono da mesi, altri lo ammettono solo adesso a giochi fatti, i più hanno finto di non comprenderlo, gli altri si sono fatti trascinare. Il voto di ieri non era una consultazione sul merito di una riforma, l’unica che comunque la classe politica ci ha presentato dopo 40 anni di chiacchiere. Il voto era solo una speraza di rivincita per molte cariatidi che con la vittoria del No possono alimentare il loro unico quanto triste piano di tornare in campo dopo che Renzi li aveva giustamente messi alla porta gioendo della sconfitta altrui laddove già loro avevano ampiamente fallito. Berlusconi, D’Alema, Bersani, De Mita, Salvini e i nipotini di Vendola non sono baluardi in difesa della Costituzione e della gente perché per 40 anni si sono fatti esclusivamente gli affari loro e quelli dei loro amici. Messi alla porta da Renzi hanno vissuto questi mesi covando tristi desideri di vendetta sperando che il Referendum segnasse il fallimento del governo laddove loro hanno già fallito e la loro ripartenza. D’Alema, del resto lo ha detto chiaro in un’intervista spiegando che “questo voto segna la sconfitta di una linea politica”. Era solo un disegno di riforma, non un voto politico, ma vallo a spiegare. D’Alema è colui che ha gettato soldi per un’inutile Bicamerale, che faceva inciuci con Bossi per cacciare Berlusconi, che ha regalato un colosso come Telecom ai famosi capitani coraggiosi, che non ti sputa solo perché ha la forza di trattenersi. De Mita è l’ultimo rappresentante di quella Dc che per 40 anni ha malgovernato il Paese; Salvini e la sua Lega sono stati per anni al governo e solo ora si accorgono che c’è il problema di come gestire al meglio l’immigrazione. Ora parlano di ruspe e rimpatri, ma con l’amico Maroni agli Interni le loro preoccupazioni erano evidentemente altre; Vendola è quello che rideva al telefono insieme all’amico Riva che inquinava Taranto mentre lui fingeva di non vedere; colui che ha i soldi per andare in Usa ad affittare un utero alla faccia di chi non può realizzare il proprio sogno di paternità o maternità; Fassina, per dargli un po’ di lustro, è colui che non sapeva distinguere tra un normale appartemento e una casa di lusso. Per lui un appartamento di 70 metri quadri in periferia che ha una rendita catastale di 900 euro rasentava il lusso e non doveva usufruire della sospensione dell’Imu anche se prima casa. Sempre e solo vocati a dire No ad ogni cosa perché probabilmente fa più chic senza mai proporre un’alternativa valida. E insieme ai suoi sodali che giocano al compagno e alla sinistra hanno puntato sul Referendum sol perché era l’unico modo per cacciare Renzi che alle prossime elezioni non li avrebbe fatti entrare in coalizione e da soli non avrebbero neppure raccolto il proprio voto. Bersani fa tenerezza con quella sua aria che lo fa assomigliare all’asino di Buridano, incapace di scegliere tra la paglia e il fieno (con D’alema e il vecchio marciume da una parte e il nuovo che avanza, poveretto non sa proprio da che parte stare). Berlusconi, bontà sua, ha messo una pietra tombale sul sistema giudiziario che era già malmesso di suo e ora proprio non funziona più. Ma almeno ne è uscito pulito e fra un po’ ci manca pure che lo proclamino santo. Del presunto professore neppure parlo perché la storia e la cronaca sono ampiamente e giustamente impietose. Ma tanto a lui non importa niente perché il suo scranno in Senato e i suoi privilegi li ha conservati votando No. Se questi sono i paladini della democrazia e i difensori della Costituzione evidentemente ci meritiamo questo risultato. Comunque, per finire, concordo con Sgarbi quando dice che Renzi ha dimostrato di valere da solo il 40% mentre gli altri hanno raggiunto il 60% solo con un’alleanza improbabile dal momento che non prenderebbero mai neppure un caffè insieme.

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