Roma, la Raggi e i nemici interni ed esterni

beppe grillo movimento cinque stelleLi tacciano di dilettantismo e forse è vero. Del resto, come dice qualcuno, nessuno nasce imparato. Ma se proprio uno dovesse scegliere probabilmente propenderebbe più per un dilettante piuttosto che per un ladro. E a Roma, in questi anni, raccontano le cronache, di furfanti ne sono passati davvero tanti. E di qualsiasi colore. Quanto sta accadendo in questi giorni nella capitale ha dell’inverosimile nonostante siamo abituati alla grade capacità della politica di fare ‘miracoli’. In poche ore la giunta del sindaco Cinquestelle, Virginia Raggi, ha perso cinque pezzi: il capo di gabinetto, il magistrato Carla Romana Raineri, al quale è stato revocato il mandato faraonico; il super-assessore al Bilancio, Marcello Minenna; il direttore generale Marco Rettighieri e l’amministratore unico Armando Brandolese dell’Atac, l’azienda dei trasporti; l’amministratore unico di Ama, l’azienda dei rifiuti, Alessandro Solidoro. E c’è pure il rischio della sfiducia da parte dei suoi stessi consiglieri. Di fatto c’è il pericolo di assistere alla débâcle in puro stile tafazziano del M5s. Dicono che la sindaca l’abbia già detto: «Basta con le guerre intestine e sotterranee. Se andiamo avanti così, sono anche pronta a mollare. Vi abbandono tutti e me ne vado». Se ci si abbandonasse al retropensiero ci sarebbe da pensare che qualcuno stia tramando davvero per spingere l’inquilina del Campidoglio alle dimissioni e andare a nuove elezioni. I partiti e i politicanti tradizionali, già artefici del disastro capitolino e nazionale, avrebbero gioco facile a dire che alla prova dei fatti il M5s si è sciolto come neve al sole. Non sono stati in grado di gestire una città figurarsi il Paese. Ma c’è da credere che contro la Raggi non ci siano solo gli avversari esterni. Probabilmente, con uno scenario del genere, brinderebbe pure qualcuno in seno allo stesso movimento che da tempo le prova tutte per scavare piccole fossette sotto i piedi della sindaca nella speranza che si trasformino in frane inarrestabili. Il giochino l’ha fatto prima il Pd con Marino ed è stato un disastro, chissà perché ci sia qualcun altro che ci voglia riprovare. Alla fine coloro che perderebbero per davvero sono i cittadini che hanno realmente sperato nell’unico miracolo possibile della politica: l’onestà e la capacità di gestire per bene la cosa pubblica. E per tale ragione hanno dato credito a Grillo e al suo movimento.

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