Senza lavoro e senza speranza

precario Discutono di articolo 18, di licenziamenti e di indennità e non vedono, o danno l’impressione di non vedere, le vere tragedie. Il dramma di chi un lavoro non ce l’ha o di chi lo perde. Anche da precario. È di ieri la notizia del suicidio del 49enne Giuseppe Pignataro, di Trani. Secondo quanto si è appreso si sarebbe lanciato dal balcone della sua abitazione per la disperazione. Per la paura di non sapere come dare da mangiare alla sua famiglia. Per il segretario generale della Uil di Puglia, Aldo Pugliese, l’uomo che faceva l’imbianchino si è tolto la vita “a causa delle difficoltà nel trovare un’occupazione stabile in grado di fornire un reddito degno alla propria famiglia”. Si tratta del quarto suicidio per ragioni analoghe nell’ultimo mese in Puglia. Nel Tarantino si è tolto la vita un commerciante per un mancato prestito da parte della banca. E altri due giovani si sono tolti la vita per il lavoro che non c’è. Antonio Maggio ha lasciato un biglietto chiedendo perdono alla madre e spiegando le ragioni della sua disperazione. E la stessa cosa ha fatto Pierluigi Manfredi. Due ragazzi di 19 e 34 anni di Scorrano, nel Leccese, che si sono uccisi per disperazione. E quando ciò avviene vuol dire che non manca solo il lavoro. Che, per assurdo, sarebbe il meno. Vuol dire che è svanita anche la speranza. Quella che ha permesso ai nostri padri di credere, di rimboccarsi le maniche e far crescere il Paese.

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