Sì a Benigni, no ai radical chic benpensanti

benigniNon ho mai stimato Roberto Benigni come uomo, ma mi sono sempre genuflesso alle sue immense qualità artistico-culturali. Detto ciò resto perplesso (anche se non più di tanto) per le tante ingiurie e accuse che gli sono state rivolte in queste ore solo per essersi permesso di manifestare il proprio pensiero. Il suo unico errore è di averlo manifestato in maniera diversa rispetto a quello unico e massificato di tutti quei benpensanti, terzomondisti, radical chic di cui prima dell’esternazione faceva parte a buon diritto. Osannato, apprezzato, decantato, amato, seguito, pagato. Ora anche a lui è toccato fare i conti con il particolare (e malato) concetto di democrazia e rispetto dei benpensanti, terzomondisti e radical chic che pare abbiano l’imprimatur nel decidere cosa sia giusto e cosa no, chi possa parlare e chi no, chi sia intelligente e chi no, chi abbia diritti e chi no. Coloro che, se solo ti dovessi permettere, debbono a tutti costi convincerti che sei nel torto e che loro nella ragione. E pazienza se le loro convinzioni non derivino se non da un concetto malato, massificato e prezzolato. Sì, perché quello che alla massa spesso sfugge è che mentre litiga e da patenti ai suoi simili in una sorta di guerra tra poveri, i presunti guru di cui si sente rappresentata in realtà si muovono solo in virtù di interessi esclusivamente personali e ben remunerati al solo scopo di interpretare e difendere le posizioni del proprio padrone che elargisce per dominare attraverso l’uso di sostanze soporifere capaci di spegnere le intelligenze. Perché è assodato che se a qualcuno dovessi chiedere chi erano Ludovico Ariosto o Torquato Tasso con molta probabilità farebbe scena muta, ma sarebbe bravissimo a dirti chi ha vinto le ultime edizioni di Masterchef, Grande Fratello e Amici. Con buona pace di quei quattro cialtroni di benpensanti, terzomondisti e radical chic che preferiscono le pecore a chi invece ha il coraggio di dire la propria anche se non collima con la loro.

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