Si torna a studiare l’Inno e l’Unità nazionale

tricolore È vero. I problemi dell’Italia sono altri. E molto più gravi. Ma a mio avviso è anche da queste cose che si può uscire dal pantano del degrado. Insegnando ai ragazzi l’educazione civica, la storia del loro Paese, l’Inno nazionale. Ben venga quindi il via libera definitivo del Senato al ddl che prevede l’insegnamento dell’Inno di Mameli tra i banchi. La norma, che è passata con 208 voti a favore, 14 contrari e 2 astenuti, istituisce inoltre il 17 marzo giornata nazionale dell’Unità d’Italia, della Costituzione, dell’Inno nazionale e della Bandiera. In base al testo approvato oggi, a partire dal prossimo anno scolastico nelle scuole di ogni ordine e grado saranno organizzati “percorsi didattici, iniziative e incontri celebrativi finalizzati ad informare e a suscitare riflessione sugli eventi e sul significato del Risorgimento nonché sulle vicende che hanno condotto all’Unità nazionale, alla scelta dell’Inno di Mameli, alla Bandiera nazionale e all’approvazione della Costituzione, anche alla luce dell’evoluzione della storia europea”. Lo scopo del 17 marzo è di “ricordare e promuovere” in quella giornata, data della proclamazione nel 1861 a Torino dell’Unità d’Italia, “i valori di cittadinanza, fondamento di una positiva convivenza civile, nonché di riaffermare e consolidare l’identità nazionale attraverso il ricordo e la memoria civica”. L’importante è che questo importante risultato non sia il classico fumo negli occhi per nascondere le nefandezze che la politica, lo abbiamo visto negli ultimi tempi, è in grado di fare. Concordo, senza aggiungere altro, con quanto ha detto il senatore Udc Achille Serra intervenendo in Aula a proposito della accese proteste della Lega: “Senatori del Parlamento italiano, magari ex ministri, non possono affermare di non sentirsi italiani. È vergognoso”.

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