Solo l’equità sociale ferma il populismo

Senza l'uguaglianza sociale non si ferma il populismoSe l’equità sociale la si perseguisse per davvero con i fatti e non con le parole molto probabilmente non dovremmo fare i conti con “i rigurgiti fascisti, i tempi bui e gli attacchi alla democrazia” come amano raccontare certi personaggi e i loro accoliti di questi tempi. Ogni stagione ha i suoi tormentoni e in questo momento va per la maggiore quello che vedrebbe in pericolo la democrazia a causa degli iscritti a Forza nuova o a qualche altra formazione di destra o estrema destra. Non le bombe – che come noto sono anarchiche e gli anarchici sono protagonisti solo di ragazzate – ma le manifestazioni destrorse, quelle sì estremamente pericolose e sovversive. Eppure la storia dovrebbe insegnare. Per 50 anni la Democrazia cristiana ha governato (malissimo) il Paese e questi rigurgiti fascisti non hanno mai avuto l’eco e la forza che hanno oggi. Le formazioni fasciste o destrorse non avevano alcun consenso e non raccattavano neppure i voti necessari per sbarcare in Parlamento lasciando il posto a soubrette e pornostar. Ma nessuno pare chiedersi come mai la gente non si lasciasse incantare dai pericolosi e sovversivi destrorsi. Forse perché c’era un minimo di benessere per tutti? Forse perché i nostri pensionati vivevano dignitosamente e non avevano necessità di cercare nei bidoni dell’immondizia? Forse perché un’occasione c’era per tutti? Forse perché, avendo la pancia piena, non ci si preoccupava se una parte di benessere finiva anche agli altri? Oggi, invece, assistiamo all’incredibile svolta che vede i nostri concittadini alla fame e gli altri serviti e riveriti; per i nostri concittadini solo obblighi e doveri e per gli altri solo diritti. E il tutto avviene in nome di una finta e distorta solidarietà che serve a mascherare l’arricchimento di pochi a spese di tanti; il benessere di pochi a discapito delle giuste aspettative e dei sogni degli altri. Non mi pare né giusto né pensabile che si spendano fiumi di denaro per la fallimentare politica immigratoria e poi non si trovino risorse per i pensionati, per chi deve affrontare malattie gravi, per i disoccupati, per i poveri e per i giovani. Anche questi nostri concittadini hanno diritto di partecipare alla distribuzione di quelle risorse che oggi vanno in un’unica direzione. L’equità sociale vale anche per loro e va dimostrata con i fatti e non con le parole; va garantita con le risorse e non con le manifestazioni di piazza; va soddisfatta con i gesti concreti e non con i proclami. E finché queste giuste e comprensibili aspettative non verranno esaudite non si potrà sperare di arginare i movimenti populisti; non saranno le inchieste della magistratura (che è avulsa dalla realtà) a fermare l’avanzata di quelle formazioni che vengono definite fasciste, xenofobe, razziste e omofobe. Finché alcune pance resteranno vuote non si potrà parlare di pace sociale. Eppure la Rivoluzione francese, tanto cara a certuni personaggi e ai loro accoliti, dovrebbe averlo insegnato.

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