Trovo sbagliato intitolare una strada a Stefano Cucchi

Trovo sbagliato intitolare una strada a Stefano CucchiTrovo sbagliato intitolare una strada a Stefano Cucchi. C’erano una volta Giuseppe Mazzini e Carlo Cattaneo, i giovani Luigi Zamboni e Giovanni Battista De Rolandis, Carlo Pisacane e Goffredo Mameli.

Un gran salto all’indietro se oggi ci troviamo a discutere di Carlo Giuliani o di Stefano Cucchi e dell’opportunità di intitolare loro una strada o un qualunque altro luogo pubblico. Trovo a dir poco balsana, se non addirittura malsana, l’idea del mini sindaco Amedeo Ciaccheri del quartiere Garbatella, di intitolare a Cucchi una via. Perché Cucchi non è né un eroe né un esempio, tranne che non si pratichi il culto dell’opposto e pertanto si ricorda il male per apprezzare il bene.

Massimo rispetto per il dolore di chi subisce situazioni drammatiche come quella che si è conclusa con la morte del ‘geometra’ trentunenne. Ma ciò non deve certo spingere a esaminare i fatti dando risalto solo a una parte, quella che più aggrada chi usa queste storie per propria convenienza. Per questo trovo sbagliato intitolare una strada a Stefano Cucchi. È giusto ricordare affinché certe situazioni non si ripetano più, ma non lo si fa certamente paragonando Cucchi ad eroi come Mazzini o Pisacane. Chi si cimenta in tali paragoni non solo dimostra che la strada (è proprio il caso di dirlo) è lunga, ma soprattutto che non ha idea neppure di dove sia denotando ignoranza di quelli che sono i fondamentali del vivere civile.

Non è un esempio chi vive al di fuori della legge commettendo reati o spacciando, ma chi dà la propria vita per valori come la legalità, la pace, il diritto o la libertà. Non è un eroe chi lancia estintori contro gli altri con un cappuccio in testa bensì chi ogni giorno lavora per garantire sicurezza agli altri e combatte la criminalità. La china intrapresa è molto pericolosa. Perseguendo questi falsi miti si è perso il reale valore della stessa esistenza.

I miei genitori mi hanno sempre insegnato a praticare il sacrificio, a non disdegnare la fatica, ad alimentare la forza di volontà e ad onorare l’onestà. Esattamente il contrario di quanto si pratica oggi rincorrendo l’onda della visibilità e le luci del palcoscenico finché poi, una volta chiuso il sipario, non ci si scopre soli a fare i conti con la propria inutilità.

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