Vallanzasca, pensare a vittime non a carnefici

Renato Vallanzasca spinge a riflettere sull'anomalia italicaPer i membri dell’équipe di osservazione e trattamento del carcere di Bollate l’assassino Renato Vallanzasca ha avuto “un cambiamento profondo, non solo anagrafico, ma intellettuale ed emotivo frutto di una sofferenza” che ne giustificherebbe la concessione della libertà condizionale. Peccato che tale sofferenza, scrive ancora l’equipe, “non sia stata evidenziata nei colloqui con gli operatori che da anni lo seguono”. Pertanto, c’è da supporre che gli operatori del carcere abbiano avuto una sfera di cristallo che ha permesso loro di vedere questo dolore che avrebbe spinto un criminale come Vallanzasca a pentirsi e a cambiare. Peccato che i relatori non abbiano saputo usare la stessa sfera e la stessa sensibilità per vedere la reale sofferenza delle vittime di quel criminale cadendo di fatto nella solita ambiguità nostrana. Quell’insopportabile anomalia italica che spinge più a concentrarsi sul presunto dolore e sul supposto cambiamento dei detenuti piuttosto che pensare al reale fardello con il quale sono costrette a fare i conti le vittime nonostante non lo avessero né scelto né voluto. E ha ragione la mamma di Otello Stefanini, Anna Maria, quando dice che “è una vergogna e un’indecenza” dal momento che coloro che sono chiamati a fare delle scelte “ascoltano più loro (i delinquenti, ndr) che noi” perché “le vittime non contano niente”. Una vergogna con la quale dovrebbero fare i conti soprattutto quei benpensanti, finti farisei, sempre pronti a scendere in piazza contro le guerre, contro la criminalità, contro le costrizioni e contro la violenza e allo stesso tempo animano sit in di protesta per le condizioni dei carcerati. Gente che di fronte al dolore dovrebbe abbandonare qualsiasi forma di ipocrisia e scegliere da che parte stare. Decidere se supportare le vittime che subiscono i reati o solidarizzare con i delinquenti che li commettono. Gente che dovrebbe ricordare che anche Angelo Izzo aveva vissuto lo stesso cambiamento in carcere salvo poi ridiventare il sanguinario che fu una volta rimesso in libertà.

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