Eco e lo sdegno snob per gli imbecilli in rete

Eco e lo sdegno snob per gli imbecilli in rete della elite che deriva da un concetto elitario di informazione e saggezza

Eco e lo sdegno snob per gli imbecilli in rete della eliteIl commento di Eco sui social e gli imbecilli in rete è un classico dello sdegno snob tipico di una certa presunta intellighenzia. Gira di frequente un’affermazione di Umberto Eco del giugno 2015 a proposito dei social media e del diritto di parola agli imbecilli. «I social media danno diritto di parola a legioni di imbecilli che prima parlavano solo al bar dopo un bicchiere di vino, senza danneggiare la collettività. Venivano subito messi a tacere, mentre ora hanno lo stesso diritto di parola di un Premio Nobel. È l’invasione degli imbecilli».

Si tratta di un’affermazione che personalmente non mi piace e non condivido. Perché ho la sensazione che nasconda di fondo una sorta di disprezzo elitario per la persona umile, per il popolo, per chi non possiede altisonanti titoli di studio. E come tale non avrebbe il diritto di disquisire di un certo argomento. In realtà, l’intelligenza e la saggezza sono doti che nulla hanno a che vedere con le pergamene incorniciate. Né con la frequentazione dei luoghi del sapere. Si può dire qualcosa di valido non necessariamente conoscendo un argomento, ma ragionandoci sopra. E lo si può dire anche sui social, non necessariamente in un consesso di luminari. Da qui, la convinzione personale che tale affermazione dimostri pure una sorta di disprezzo per il mezzo che, a mio avviso, è invece da esaltare. E sono ancora più scettico se tale sentimento viene da una persona che è sempre stata spacciata come custode della libertà. Come coltivatore della democrazia, del rispetto e dei valori antifascisti intesi proprio come lotta alle imposizioni.
Millenni di libero pensiero gettati nel water da chi, evidentemente, considerava lo status di filosofo o pensatore come qualcosa di elitario. Una sorta di promanazione divina che vantavano solo pochi eletti e al quale altri non potevano aspirare. Una specie di casta sociale del pensiero che voleva il povero, il non eletto, il non prescelto destinato a restare nella sua miseria senza alcuna speranza di avanzamento. Per fortuna la storia è una valida insegnante che ha dalla sua solo la sfortuna di non avere buoni studenti.
Ripetendosi continuamente, tenta di insegnarci che le catastrofiche previsioni di Umberto Eco non hanno portato alcun contributo nuovo. Gli imbecilli sono sempre esistiti e sempre ci saranno. E su questo nulla da dire. Se prima erano solo al bar, come sosteneva Eco, ora sono nei social. E con molta probabilità li dominano anche, Ma, detto ciò, sempre imbecilli restano. Se prima erano riconosciuti tali solo dai pochi che frequentavano il bar come loro, ora faranno figure planetarie. E va da sé che è stato sempre così e probabilmente così sarà per sempre.
Ma la cosa molto positiva dei social è che nella marea degli imbecilli spuntano sempre delle eccellenze. Proprio come i fiori in mezzo al letame. Eccellenze che prima non avevano la possibilità di far conoscere il loro pensiero. Un bavaglio dovuto alla selezione elitaria da parte delle lobby che dominavano i media tradizionali. Gruppi di potere che decidevano chi aveva il diritto di parola. E lo facevano solo in base a legami elitari che nulla avevano a che fare con il merito e la capacità. Lobby che stabilivano quale doveva essere la verità. Gente che costringeva le masse ad avere solo una versione dei fatti impedendo di fatto il confronto. Potentati che tenevano per loro l’informazione in quanto sinonimo di potere. Ed erano proprio loro a stabilire chi era imbecille e chi no in base alle convenienze e ai loro parametri di discernimento.
In pratica è esattamente ciò che succede anche oggi. Infatti, è molto frequente che taluni presunti benpensanti assegnino patenti di credibilità non in base alla ragionevolezza di una posizione. Ma esclusivamente in base al loro modo di pensare. Se la pensi come me sei intelligente altrimenti ti dovrebbero anche levare il diritto di voto. In realtà, oggi, proprio grazie ai social vengono fuori notizie di cui prima non si disponeva. Ci sono posizioni diverse e punti di vista contrapposti. C’è una dialettica che porta solo arricchimento e che permette di disporre di maggiori elementi per decidere e fare scelte più consapevoli. Sta poi a chi ascolta e legge, come sempre, usare la propria intelligenza per discernere tra chi è imbecille e chi no. E tra chi viene additato come imbecille perché lo è o sol perché la pensa in maniera diversa.

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