I caffè dell’Antitrust che uccidono l’economia

treno Avrebbe praticamente sancito il fallimento di una società comportandosi in modo scorretto. Eppure per l’Antitrust una tale grave azione costa solo 300.000 euro. In pratica un invito a continuare a comportarsi in maniera scorretta con chiunque provi a minare il suo dominio. Perché 300.000 euro per una società come Trenitalia sono praticamente un caffè per una persona normale. È di questi giorni la decisione dell’Antitrust che ha deliberato che «FS, attraverso le società controllate RFI e Trenitalia, ha messo in atto una complessa e unitaria strategia finalizzata a ostacolare e, di fatto, impedire, l’ingresso della società Arenaways sul mercato del trasporto ferroviario passeggeri». Nonostante la gravità dei comportamenti l’Autorità ha deciso di comminare sanzioni per 300mila euro. Cifra irrisoria giustificata col fatto che Trenitalia si è trovata ad operare «nella novità del quadro normativo nel quale si sono inseriti i comportamenti stessi». Ma questa non è l’unica delle tante incredibili sentenze a cui l’Autorità garante della concorrenza e del mercato ci ha abituati. Mica come in Usa dove Google è stata multata per 25 milioni perché accusata di aver violato la privacy. Con una cifra così certamente non si verificherà più alcuna violazione. Ma in Usa. Non certo in Italia. Qui infatti chi commette un reato viene solitamente premiato. E la vittima scordata. Al danno la beffa. Tornando al caso di Trenitalia c’è però il famoso colpo di scena. Quello che fa certamente ben sperare. L’Antitrust ha infatti anche diffidato il gruppo Ferrovie dello Stato Italiane «dal mettere in atto in futuro comportamenti analoghi, che mettono a rischio ogni tentativo di apertura del mercato». Caspita. Moretti e i suoi stanno tremando. Neanche un potente lassativo avrebbe avuto l’effetto di questa diffida. In pratica il monopolista ferroviario avrebbe ostacolato la società Arenaways impedendole fermate intermedie sulla tratta Torino-Milano. Ma sin dall’inizio, per l’accusa, avrebbe adottato comportamenti dilatori rispetto alla richiesta di assegnazione delle tracce avanzata da Arenaways che hanno portato a un ritardo di oltre 18 mesi nel consentire l’accesso a un’infrastruttura essenziale.

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