Nota 3

L’articolo 200 del Codice di procedura penale stabilisce che il giornalista può opporre il segreto professionale sui nomi delle persone dalle quali egli ha avuto notizie di carattere fiduciario nell’esercizio della professione. Tuttavia se le notizie sono indispensabili ai fini della prova del reato per cui si procede e la loro veridicità può essere accertata soltanto attraverso l’identificazione della fonte della notizia, il giudice ordina al giornalista di indicare colui che gli ha passato le informazioni. A rendere tale ordine meno perentorio, delimitando in maniera precisa i casi in cui si può ricorrere a tale imposizione e dando pienezza al segreto professionale, ci ha pensato la Corte dei diritti dell’uomo di Strasburgo che, con la sentenza del 27 marzo 1996 che vedeva contrapposti il giornalista inglese William Goodwin e il Regno Unito, ha dato un’interpretazione più precisa dell’articolo 10 della Convenzione europea per la salvaguardia dei diritti dell’uomo e delle libertà fondamentali firmata a Roma il 4 novembre 1950 e ratificata in Italia con la legge 4 agosto 1955 numero 848. Una sentenza della quarta sezione della Corte europea dei diritti dell’uomo del 25 febbraio 2003 (Procedimento numero 51772/99) afferma: “La libertà d’espressione costituisce uno dei fondamenti essenziali di una società democratica, e le garanzie da concedere alla stampa rivestono un’importanza particolare. La protezione delle fonti giornalistiche è uno dei pilastri della libertà di stampa. L’assenza di una tale protezione potrebbe dissuadere le fonti giornalistiche dall’aiutare la stampa a informare il pubblico su questioni d’interesse generale. Di conseguenza, la stampa potrebbe essere meno in grado di svolgere il suo ruolo indispensabile di “cane da guardia” e il suo atteggiamento nel fornire informazioni precise e affidabili potrebbe risultare ridotto… La Corte giudica che delle perquisizioni aventi per oggetto di scoprire la fonte di un giornalista costituiscono – anche se restano senza risultato – un’azione più grave dell’intimazione di divulgare l’identità della fonte”.