Il Pd impone solo tasse ma Berlusconi non fa meglio

tasse Finora il Pd e il centrosinistra hanno dimostrato l’amore quasi orgasmico per le tasse. I paladini (?) dei diritti dei deboli altro non sanno fare che parlare e imporre tasse. Mai un’idea alternativa per migliorare i conti che sia per esempio taglio degli stipendi e del numero dei parlamentari, taglio degli enti inutili, tagli alla burocrazia, taglio ai privilegi e via dicendo. L’aumento dell’Iva, ormai imminente per esempio, poteva essere evitato riducendo gli stipendi dei parlamentari, ma questa ipotesi non è stata neppure contemplata. Per essere precisi, però, gli altri schieramenti, a cominciare dal presunto professore al governo fino a qualche mese fa, non hanno saputo fare di meglio. Ora il signor Berlusconi afferma che la crisi di governo è stata decisa contro il partito delle tasse rappresentato dalla controparte. In realtà fa finta di non ricordare che l’aumento dell’Iva dal 20 al 22% era stato deciso proprio dal suo governo, quello che si dice contrario alla pressione fiscale. Peccato che quasi nessuno ne abbia mai parlato. Monti dal canto suo decise di aumentarla di un punto e non di due anche se poteva trovare le risorse altrove, cosa che non fece. Così come nessuno dice che dal 2013, sempre grazie al governo Berlusconi, dovremo pagare un quinto dell’Irpef anche sulla prima casa finora esclusa dalla dichiarazione dei redditi. Come la si gira gira siamo messi male. Molto male.

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