Monti scorda l’iniquità delle imposte indirette

tasse Partito con i fuochi d’artificio questo governo dimostra giorno dopo giorno di essere in grado di fare esattamente come tutti quelli che lo hanno preceduto. Aumentare le tasse, mettere le mani in tasca ai soliti noti, non toccare le lobby e gli intoccabili. Del resto espressione dei cosiddetti poteri forti non poteva certamente darsi da fare per i poveri o coloro che hanno meno. A un convegno di giuslavoristi nei giorni scorsi mi è capitato di assistere alla paura per la riforma della signora Fornero. Paura per la fine delle ultime garanzie che ancora vengono riconosciute alla vera ricchezza di questo paese e del mondo: i lavoratori. Nel frattempo, in attesa di scardinare le ultime e poche certezze, il professor Monti ha deciso di scardinare anche uno dei principi di economia che lui stesso dovrebbe conoscere: l’equità sociale. Ed ecco la proposta del professore (?) di ridurre le imposte dirette per aumentare quelle indirette. Significa che chi guadagna molto ed è ricco pagherà meno mentre chi ha poco continuerà a pagare di più. Perché le imposte indirette non garantiscono equità. Colpiscono tutti allo stesso modo senza distinguere tra ricchi e poveri. E proprio perché mancano di proporzionalità aggrediscono maggiormente i patrimoni meno consistenti. L’Iva al 20 o 30 per cento, tipico esempio di imposta indiretta, è più pesante per chi guadagna 10.000 euro all’anno rispetto a chi ne guadagna tre o dieci volte tanto. Mi viene davvero di pensare a qualcosa di forte. Se Monti è il frutto della Bocconi o solo anche uno dei professori sarebbe meglio che chiudessero quella che viene definita una grande (?) università.

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