Il capitolo 16 di Tremiti di paura

Il capitolo 16 di Tremiti di paura descrive l’incontro tra il cronista Saru Santacroce e Lucia Benni qualche giorno prima del suo omicidio

Il capitolo 16 di Tremiti di paura

L’incontro con Lucia Benni

La sera Elisa non si fece trovare in casa e non gli rispose al telefono, segno evidente che qualcosa si era incrinato tra i due. Saru inviò i pezzi al giornale e per scaricare la tensione indossò le scarpe da ginnastica e andò a fare footing sui sentieri illuminati dell’isola. Mentre le gambe seguivano il tragitto ormai conosciuto la sua mente era intenta a ripassare tutto il film di quei giorni trascorsi sull’isola insieme a Elisa per cercare di capire se aveva o meno commesso degli errori nella gestione di quella relazione che ormai sembrava destinata a finire; un triste epilogo che si ripeteva. Non voleva esimersi da colpe; come era nel suo stile, era pronto ad assumersi le proprie responsabilità, ma stavolta davvero si sentiva più vittima che carnefice. Vittima delle circostanze della vita che all’improvviso ti mette di fronte a dei bivi e ti obbliga tuo malgrado a fare una scelta.

Era sempre stato attento a Elisa e alle sue esigenze, anche a costo di far passare in secondo piano le sue, e in questa occasione lo era stato anche più del solito. Ma poi tra il lavoro e la vita privata si era nuovamente creato un cortocircuito e anche stavolta pareva di quelli destinati a far finire la relazione. L’amore per Saru era importante, ma non a tal punto da farsi del male. Pensò a quando, appena diciassettenne, si era innamorato per la prima volta e aveva commesso una serie di errori che avevano poi influenzato le sue relazioni successive. Per stare accanto a quella ragazza aveva rinunciato agli amici e messo tutto in secondo piano, anche occasioni di studio all’estero per perfezionare le lingue.

Aveva tentato in tutti i modi di tenere in piedi quella relazione, ma la distanza tra i due aveva finito per separarli. E Saru si era ritrovato completamente solo perché nel frattempo gli amici che aveva smesso di frequentare avevano trovato altri giri. Era stato costretto a ricominciare tutto daccapo e non era stato semplice. Un errore che non aveva mai più commesso, né nelle relazioni private né tantomeno nella vita lavorativa e che non intendeva certamente commettere adesso. Fissate le priorità, gli fu chiaro che se Elisa aveva dei problemi col suo lavoro senza orari e con tanti imprevisti avrebbe dovuto cercarsi qualcun altro anche se il pensiero di perderla gli faceva venire una intensa fitta al cuore. Elisa era davvero la donna più bella e più interessante che aveva conosciuto fino a quel momento e sentiva di essersene innamorato a tal punto da essere pronto anche a un passo importante. Quando tornò a casa dall’allenamento la ragazza non c’era ancora e così decise di cambiarsi e di andare a mangiare qualcosa da Marcello; non ne aveva voglia ma dopo una giornata intensa anche lo stomaco reclamava le sue attenzioni.

«Ciao Rosario, cosa ti è successo che ti vedo mogio? Dai, su con la vita che è talmente bella da meritarsi sempre un sorriso. Ti va una bella spigola fresca alla griglia?».

«Perfetto» tagliò corto Saru convincendo l’interlocutore a fare altrettanto.

La portata era ottima, ma quella non era proprio la serata giusta per cui Saru dopo aver mangiato, pagò e andò a dormire. Elisa dormiva già; per non svegliarla si stese sul letto senza fare rumore e si girò dall’altra parte lasciandosi immediatamente sopraffare da stanchezza e sonno tanto da dimenticare il telefonino acceso.

Il mattino dopo fu la pm a svegliare Saru nel modo che lui tanto odiava. Si rigirò nel letto pensando di avere svegliato Elisa, ma la ragazza era già uscita.

«Santacroce?».

«Sì» si limitò a rispondere ancora semi addormentato il cronista che considerava le 7,30 del mattino notte fonda.

«Stava ancora dormendo? Sono la dottoressa De Paolis» gli disse il magistrato senza neppure un educato buongiorno, il che non contribuì a mettere di buon umore l’interlocutore.

«Vista l’ora non mi sembra così scandaloso, ma cosa è successo di tanto grave da buttarmi giù dal letto così presto? Avete preso l’assassino?» chiese raccogliendo le poche forze che riuscì a farsi dare da un corpo ancora poco propenso ad affrontare la giornata.

«Lei mi deve delle spiegazioni» gli disse con tono provocatorio e indisponente.

«Delle spiegazioni? Mi ha svegliato e con le sue urla mi sta rintronando. Eppure con la sua bellissima voce avrebbe potuto dirmi di tutto, magari cominciando proprio da un buongiorno».

«Lei ha inserito nel suo articolo notizie che non dovevano essere divulgate» spiegò il magistrato con ulteriore disappunto.

«Cosa avrò mai fatto? Ho gettato alle ortiche il lavoro investigativo? Ho fatto scappare l’assassino? Mi vuole forse indagare per favoreggiamento?» proseguì sarcastico Saru. Il suo atteggiamento fece irritare ulteriormente l’interlocutrice che interruppe bruscamente la telefonata dopo averlo minacciato che avrebbe potuto indagarlo non per favoreggiamento, ma per aver svelato il segreto istruttorio. Il cronista avrebbe voluto invitarla a chiarire tutto davanti a un buon caffè ma non aveva fatto in tempo. Pensò di nuovo a quanto fosse ispida quella donna, un atteggiamento che secondo lui dipendeva dalla mancanza di una relazione seria con un uomo.

Dopo aver gettato il telefono sul letto pensò al da farsi: tornare a dormire o alzarsi? Optò per la seconda ipotesi. Pensò anche se fosse il caso di andare a trovare la pm per cercare di chiarire, ma con tutti i giornalisti intorno al suo ufficio non era proprio il caso di farsi vedere ed era sicuro che sarebbe stato inutile provare a telefonarle perché di sicuro si sarebbe negata. A quel punto decise di concentrarsi sulla colazione: magari un gustoso caffè e uno squisito bombolone potevano suggerirgli qualche buona idea. E poi doveva fare qualcosa per cercare di recuperare il rapporto con Elisa; non poteva restare tutto in quella sorta di limbo nel quale si erano cacciati, perciò decise di andare a cercarla a Cala Matano, la loro spiaggia. La ragazza però non era lì e così Saru andò dall’altra parte dell’isola dove erano andati il primo giorno, ma non la trovò nemmeno lì.

Dopo aver provato più volte a chiamarla, senza ricevere risposta, cominciò a preoccuparsi. Decise di cercarla sull’isola di San Nicola. Percorse la scalinata fortificata che porta direttamente al paese e sull’arco del primo torrione, la Torre dei cavalieri del Crocifisso, ebbe modo di vedere la scritta latina “Spezzerà e stritolerà chi varcherà la soglia” che è chiusa a destra dall’elmo degli eserciti latini e a sinistra da un arco e una scimitarra simboli degli ottomani. Poco più in là si soffermò davanti a una piccola cappella intitolata a Santa Maria delle Grazie.

Fece tutto d’un fiato la seconda rampa di scale e, superata la Torre del pennello, attraversò l’enorme viale abbellito da palme sul quale si affacciano le abitazioni dei pochi residenti. Giunto in fondo la scalinata lo condusse alla piazzetta antistante la chiesa di Santa Maria, una costruzione romanica sulla cui facciata campeggiano numerose statue sormontate da un rosone e da una ghirlanda. Si infilò nel chiostro della chiesa, ammirando il bel portico colonnato con pietra a vista e arrivò al secondo chiostro.

Dopo aver attraversato l’angusto tunnel che immette sul lungo percorso in salita che costeggia la fortezza, i suoi occhi furono catturati dal piccolo faro posto sulla punta dell’isola; si rese conto che la sera dell’omicidio i lampioni che illuminano il percorso sterrato che porta al faro erano spenti. Proprio in fondo al percorso, tra i resti della domus romana, Saru aveva trovato Lucia Benni in fin di vita. L’elicottero usato dagli inquirenti per raggiungere l’isola era fermo tra il faro e la domus. Un carabiniere che montava di guardia al velivolo invitò lo sconosciuto ad allontanarsi, ma prima di tornare indietro Saru diede una scorsa veloce ai segnalini lasciati dagli uomini del Racis sul luogo del delitto.

Lungo il tragitto del ritorno si fermò qualche istante per puntare lo sguardo in direzione della piccola isola di Caprarie, ma si rese subito conto che era verso il vuoto che guardava chiedendosi dove fosse finita Elisa. Il pensiero corse al giorno della gita in barca e il ricordo di quei momenti felici contribuì ad acuire la tristezza che in quel momento si era impossessata del suo animo. Lui e la fidanzata erano giunti all’ultimo momento all’appuntamento e Mauro, levati gli ormeggi, si stava già allontanando dal porto. Mentre salivano sull’imbarcazione lo sguardo di Saru era caduto su Lucia neanche l’avesse attirato una calamita. Lei si era accorta che la stava guardando e i suoi occhi avevano intercettato quelli di Saru quasi a manifestargli compiacimento. Elisa, resasi conto della complicità tra i due, si era intromessa chiedendogli di spalmarle la crema solare sulle spalle. L’occasione per scambiare quattro chiacchiere si era presentata sotto forma di un’onda anomala che aveva spostato le due sdraio su cui erano stesi, facendole finire l’una contro l’altra.

«Mi scusi tanto, spero di non averle fatto del male» aveva detto lei con l’inconfondibile accento bolognese che aveva fornito a Saru lo spunto per attaccare discorso.

«Ho l’impressione che lei sia bolognese».

«Come ha fatto a capirlo? Mica ce l’ho scritto in fronte?».

«No, ma l’accento l’ha tradita e a furia di sentirlo ogni giorno ho imparato a riconoscerlo».

«È bolognese pure lei?».

«No e credo che si senta che sono bolognese solo d’adozione dato che sotto le Due Torri ci lavoro e ci vivo ormai da dieci anni» spiegò lui.

«Come è piccolo il mondo».

«Io sono Rosario e lei è Elisa».

«Piacere. Lucia».

«Prima volta alle Tremiti?».

«Sì e voi?».

«Anche. Siamo arrivati lunedì e ci fermiamo fino a sabato mattina».

«Così poco?».

«Sono gli unici giorni che sono riuscito a strappare al lavoro» aggiunse Saru.

«Che lavoro fa lei da non riuscire neppure a prendersi un congruo periodo di vacanze?» chiese incuriosita la donna.

«Sono un giornalista».

«Molto interessante».

«E lei, se mi posso permettere?».

«Sono notaia».

«Esercita a Bologna?».

«Sì, in via Santo Stefano».

«L’avessi incontrata prima sarei venuto a fare il rogito della mia casa da lei che almeno mi sembra simpatica».

«Sarà per un’altra volta».

«Mi sta augurando fortuna».

«Perché?».

«Se riuscirò a comprare un’altra casa vorrà dire che avrò una opportuna forza economica» sorrise lui.

«Spero ben per lei».

«Lei invece con le ferie mi pare un po’ più fortunata».

«Perché?».

«Se non sbaglio mi pare di aver capito che si fermerà ancora per un po’ qui».

«Noi staremo un paio di settimane, almeno fino a domenica prossima».

Più la discussione andava avanti e più Elisa si incupiva, gelosa del modo in cui si guardavano i due. E fu per cercare di interrompere sul nascere quel feeling che propose a Saru di fare il bagno.

«Non ne ho ancora voglia, amore» provò a sottrarsi lui che non aveva minimamente percepito la rabbia che si stava impossessando di Elisa, ormai ostaggio della gelosia.

«Mi lasci andare da sola?».

«Hai paura che ti mangi qualche mostro marino?».

«No. È che preferisco farlo insieme a te»…

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