Macron è il nuovo che nasconde il vecchio

Macron è il nuovo che nasconde il vecchioMacron è il nuovo che nasconde il vecchio. Non dobbiamo dimenticare l’evanescente inconsistenza dei sondaggi come è stato dimostrato in Usa lo scorso novembre.

Al netto di ciò, però, il vincitore in pectore delle presidenziali francesi è il giovane burocrate europeista Emmanuel Macron. Un personaggio ben visto e ben voluto dall’establishment di Bruxelles.

Evidentemente vede in lui la perpetuazione del proprio potere e per lui ha messo da parte il tanto sbandierato e farisaico politically correct facendo endorsement.

Con la sua storia volteggiante tra il credo gesuita e l’eroismo romantico questo Macron sembra ricordare parecchio la nostra Democrazia cristiana. Ossia il peggio che la storia italiana abbia mai partorito.

Un contenitore omnicomprensivo pronto a dare a tutti pur di conquistare il potere tranne che alla gente. Pronto a dire a tutti ciò che desiderano ascoltare pur di centrare gli interessi propri e di coloro che lo sostengono.

Questo Macron già ministro di Hollande poi sfuggito furbescamente alla sua morsa suicida come ha dimostrato il risultato di Hamon. Davvero bella la storiella di questo Macron che insieme alla propria professoressa leggeva poesie distinguendosi dai tanti adolescenti suoi coetanei.

Un adolescente non ispirato dai filmetti anni Settanta interpretati da Edwige Fenech e non interessato a dare sollievo ai suoi ormoni monellacci. Questo Macron che ha ben interpretato quel famoso motto secondo il quale dietro un grande uomo c’è sempre una grande donna. Ma ha dato, però, l’impressione di essersi confuso sul concetto di grande.

Macron che si chiama Emmanuel ma non ha niente a che a fare con il Risorto. La sua verde età dà ancora qualche barlume di speranza ai tanti giovani che sognano un’Europa migliore. Ma dimentica che prima di lui quei giovani avevano riposto le stesse aspettative su un certo Tsipras.

Poi, però, se lo sono ritrovato piegato supinamente ai desiderata dei saurocrati che governano questo carrozzone denominato Ue. Il frutto della loro farneticante mente malata.

E, dunque, anche stavolta siamo sulla buona strada. Su quella disegnata sapientemente da coloro che a parole diciamo di voler rovesciare. Tanto bravi, loro, a imporci modelli in grado di raggirare la nostra sterile rabbia. Capaci di abbindolare la nostra mente artatamente confusa, pur di perpetuare il loro sistema che nulla ha a che vedere con i bisogni della gente.

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