Giustizia tra casta e inchieste a orologeria

Giustizia tra casta e inchieste a orologeriaGiustizia tra casta e inchieste a orologeria. Il giochino è ormai noto da tempo e lo conoscono tutti. Ma nonostante ciò il copione si ripete sempre allo stesso modo.

Ad ogni scadenza elettorale o all’avvicinarsi di qualche altra importante fase della politica italiana, c’è l’entrata a gamba tesa nell’agone politico da parte della magistratura.

Quasi a voler rimarcare il proprio incontrastato potere e la capacità di determinare le stesse sorti del Paese. Nell’aprile 2012 alcuni rappresentanti del Pd leccese presentarono un esposto in Procura. Denunciavano irregolarità nell’assegnazione delle case popolari. E per questo puntavano il dito contro l’amministrazione di centrodestra che da anni governa il capoluogo salentino.

Ma l’esistenza di questa inchiesta è venuta a galla con sorprendente vigore solo in questi giorni. Proprio nel frangente in cui Lecce è chiamata ad eleggere il nuovo sindaco. In un momento in cui la compagine di centrodestra è ormai partita con la propria campagna elettorale. Al contrario del centrosinistra che è attardato per via delle difficoltà a trovare un candidato.

Così come fa venire qualche dubbio l’inchiesta Consip. Un’indagine che a Roma vede indagato il padre di Matteo Renzi alle prese con le primarie del Pd. Proprio ora che è impegnato nella guerra che gli hanno scatenato contro l’ex pm Michele Emiliano e l’attuale ministro della Giustizia.

Ci mancherebbe, se i reati vengono commessi è giusto che vengano perseguiti. Ma è ormai capitato tante volte che certe inchieste si siano rivelate solo teoremi fantasiosi non supportati da elementi probatori. E che siano state usate solo al fine di stroncare o favorire un determinato personaggio o parte politica o comune cittadino.

E che per tale scopo siano stati usati i mass media il cui coinvolgimento è inversamente proporzionale alla mancanza di indizi e prove utili per surrogare o solo giustificare le ipotesi accusatorie.

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