Stampa libera pilastro di democrazia

Stampa libera pilastro di democrazia in Senza Bavaglio che affronta il tema attraverso dottrina e giurisprudenza(1)

Stampa libera pilastro di democrazia in Senza Bavaglio

Il concetto di stampa libera pilastro di democrazia e civile convivenza parte dal presupposto che una stampa non libera è sinonimo di un paese non democratico. È l’assunto di fondo del mio saggio Senza Bavaglio – L’evoluzione del concetto di libertà di stampa. Oltre 200 pagine in cui cerco di fare chiarezza nei tanti ostacoli che quotidianamente vengono opposti in maniera più o meno pretestuosa al lavoro dei giornalisti. Specie negli ultimi anni, molto bui per il giornalismo.  

E tento di spiegare, attraverso l’ausilio di importanti studiosi le cui opere formano una corposa bibliografia, che “in democrazia la regola è la trasparenza mentre il segreto è solo un’eccezione” (2). Perché la stampa libera pilastro di democrazia è molto più di una vaga teoria. Il testo è molto più di un excursus storico poiché al passato si aggancia la riflessione sul presente. Una riflessione pensata e voluta, con originale impostazione editoriale, attraverso una pluralità di voci e di punti di vista che sviscerano altrettanti problemi.

Gli interventi

Voci estremamente autorevoli, che offrono contributi densi di interesse, sono quelle dell’ex giudice Libero Mancuso, del costituzionalista Augusto Barbera e dell’ex procuratore capo di Bologna Enrico di Nicola. Ma anche della senatrice Daria Bonfietti, qui in veste di parlamentare italiana delegata all’assemblea dell’Organizzazione per la sicurezza e la cooperazione europea (Osce).
E non manca il presidente dell’Associazione dei familiari delle vittime della strage del 2 agosto Paolo Bolognesi che da oltre vent’anni si batte per l’eliminazione del segreto di Stato sui reati di strage e di terrorismo. Sul fronte giornalistico intervengono invece Vittorio Roidi, segretario dell’Ordine nazionale dei giornalisti, che bilancia il diritto all’informazione con l’etica della stessa. Claudio Santini che, da decano dei giudiziaristi bolognesi, propone una riflessione sulla libertà di stampa nel settore della nera e giudiziaria. Settore sempre più in difficoltà a causa delle tante proposte legislative di natura liberticida. Santini spiega l’uso distorto che spesso ne è stato fatto.  
Il presidente dell’Ordine dei giornalisti della Lombardia, Franco Abruzzo propone una revisione e modifica in chiave europea dell’articolo 21 della Costituzione che sancisce la libertà d’informazione. Al contrario il procuratore Di Nicola  difende quell’articolo nella sua interezza. Il responsabile dei servizi di comunicazione della provincia di Bologna, Roberto Olivieri, analizza il tema attraverso il ruolo dei giornalisti degli uffici stampa. E spiega che il loro lavoro è diverso da quello del portavoce.  
Grazie anche a questa pluralità di interventi, con questo saggio cerco di fornire molteplici spunti di riflessione. Non solo per gli addetti ai lavori ma soprattutto per coloro su cui ricadono gli effetti del sistema più o meno libertario o censorio dell’informazione. Ovvero i cittadini, coloro che hanno il diritto di essere informati con correttezza e trasparenza così come sancito dalla Costituzione.

La presentazione

Il volume è stato presentato qualche anno fa a palazzo Malvezzi, sede della Provincia di Bologna. Il saggio aiuta non solo a capire i percorsi altalenanti del concetto di libertà di stampa. Ma cerca di aiutare a comprendere il valore della libertà tout court (di cui la prima è solo una rappresentazione sintomatica) e in quale misura ciascuna epoca ne abbia elargito ai cittadini.  
Perché non affrontare il problema qui svolto, conclude Mancuso, “vuol dire non affrontare la grande questione della democrazia nel nostro paese, lasciarla incompiuta ed esposta a rigurgiti illiberali e finanche autoritari, ove si consideri l’elevatezza della posta in gioco”. Il saggio non manca di affrontare il delicato rapporto tra la stampa e la magistratura (3), da sempre caratterizzato da una sorta di amore e odio.
E pone uno stop all’abitudine dell’autorità giudiziaria di perquisire o esercitare comunque forme di pressione sui giornalisti con l’uso delle perquisizioni. Un modus operandi al quale la Corte dei diritti dell’uomo di Strasburgo ha detto basta. Infine, last but not least, il lungo percorso che ha portato al riconoscimento del diritto dell’informazione (4), ossia il diritto di informarsi (5) e di essere informati (6), strettamente connesso al diritto di informare (7).